Era il 2013 quando nacque l’associazione Grisù per ridare vita a uno spazio orami in stato di abbandono ma con una storia quasi centenaria. Un progetto che tre anni dopo ha portato alla costituzione del Consorzio Factory Grisù che ha in gestione gli spazi fino al 28 febbraio del 2027.
Per celebrare “un progetto che ha cambiato Ferrara” il direttore dello spazio, Alessio Papa, ha ideato una rassegna “Ciao Ciao Grisù?”, un conto alla rovescia che inizierà il 28 febbraio 2026 e si concluderà il 28 febbraio 2027. “Uno spazio inclusivo – lo ha definito il vicepresindete della Regione Emilia Romagna Vincenzo Colla in visita agli spazi lo scorso 20 febbraio – di contaminazione culturale che vuole essere un modello da emulare fra economia sociale, innovazione creativa e riqualificazione di comunità”.
Un progetto, quello del Consorzio, che, ci spiega il direttore Alessio Papa, “ha dimostrato la propria efficacia, generando risultati concreti e tangibili in termini di impresa, cultura e comunità”. Risultati da non considerare come “un punto di arrivo” ma “la solida base da cui partire per continuare”.
Secondo Papa “la domanda da porsi non è se Grisù debba avere un futuro, ma quale forma debba assumere questo futuro affinché l’eredità produttiva, sociale e culturale accumulata non vada dispersa, ma possa evolvere in una struttura ancor più robusta, sostenibile e radicata”.
Ma facciamo un passo indietro. Lo spazio che oggi conosciamo come Grisù era nato come caserma dei Vigili del Fuoco e fu inaugurato il 28 ottobre del 1930 rimanendo in funzione fino al 2004. L’incarico di progettare e costruire la nuova Caserma venne affidato dal Comune all’ingegnere Luigi Barbantini (Ferrara 1887-1944), figlio del già noto ingegnere Luigi Barbantini (Ferrara 1847-1907) noto esponente ferrarese dell’eclettismo umbertino ovvero la declinazione italiana dello stile neobarocco francese.
Fu quindi individuata una zona scarsamente edificata ritenuta adatta ad accogliere una nuova caserma, più grande della precedente che si trovava in via Cortevecchia. Serviva uno spazio che permettesse l’acquisizione dei nuovi automezzi e delle nuove attrezzature così la scelta ricadde sul rione Giardino, un’area vasta, non edificata, all’interno delle mura. L’area era già di proprietà del Comune, ente a cui faceva capo il Corpo dei Civici Pompieri, che quindi non avrebbe dovuto procedere con espropri.
Nel 2004, per motivi simili a quelli che avevano portato allo spostamento in via Poledrelli, il comando dei vigili del fuoco viene spostato in via Verga e l’immobile rimane in uno stato di sostanziale abbandono. Nel 2009 la Provincia decide di inserirlo tra i beni alienabili con una prima base d’asta di 3,5 milioni che rimane deserta. Negli anni successivi calano le pretese fino a 2,8 milioni di euro ma il risultato non cambia e l’edificio rimane invenduto.
Dopo quasi dieci anni, nel 2013, si arriva alla costituzione dell’associazione Grisù che propone alla Provincia un accordo per creare una factory creativa. Nel 2016 si opta per un soggetto giuridico ritenuto più adatto alla gestione dello spazio, è in quel momento che nasce il Consorzio Factory Grisù come lo conosciamo oggi. Fondato da: Gianluca Loffredo, Anna Barbieri, Miriam Surro, Eugenio Ciccone, Gabriele Lelli, Massimo Marchetto, Giacomo Brini, Matteo Fabbri, Riccardo Catozzi.
Inizia così il recupero, la ristrutturazione degli spazi con investimenti pubblici e privati ma anche tanto olio di gomito. Le aziende che hanno costituito il consorzio ristrutturano gli spazi che andranno ad occupare mentre contributi pubblici permettono la riparazione del tetto e di alcuni spazi che saranno destinati al coinvolgimento del quartiere e della città.
Spazi usati per le riunioni di comitati cittadini, associazioni, laboratori, spettacoli teatrali e concerti. Nel corso degli anni sono passati da Grisù gli Emergency Days e il Festival Riaperture e hanno avuto spazi progetti come quello di Web Radio Giardino, il Coro Sonarte e la scuola di cinema Florestano Vancini. Nel 2021 lo spazio è stato anche arricchito dall’opera di Marco Lodola, artista di fama mondiale, che ha regalato al consorzio una sua opera site specific colorando di luce la torre sulla quale un tempo si esercitavano i vigili del fuoco
Negli ultimi anni ha mosso passi importanti il Festival Grisù 451 che ospita scrittori di primo piano a livello nazionale come Mauro Corona e che ha realizzato la presentazione in anteprima dell’ultimo libro di Wu Ming 1 “Gli uomini pesce”.
Tutti progetti che hanno affiancato la vocazione imprenditoriale di un consorzio che ospita più di dieci imprese. Tra queste una delle prime ad insediarsi è stata Tryeco 2.0 insieme a MiDo, Alpaca, Itcare, Pubbliteam, Giacomo Brini, Mamoka, Hangar Birrerie, Bei Ristrutturazioni. Negli anni sono passate anche A-Cube, Sartoria Sovversiva, MaMa, Megaditta e si sono alternati presidenti – da Massimo Marchetto all’attuale Alessandro Canella passando per Gianni Fantoni – e direttori: Paolo Marcolini, Pietro Perelli e Alessio Papa.
Da quando è nato sono passate trentacinque imprese e sono stati organizzati oltre 700 eventi e investiti 634mila euro solo nella struttura. Oggi il fatturato aggregato delle aziende che compongono il consorzio è di 6,34 milioni di euro con 61 dipendenti e 16 collaboratori a progetto.
Da sabato questo progetto entra nel suo ultimo anno con un convegno dal titolo “Lo spazio pubblico. Perché Grisù (non) deve finire?”. Tra gli interventi, dopo i saluti istituzionali, quello del ricercatore del Politecnico di Milano Tommaso Tropeano “Grisù come caso studio di innovazione sociale aperta”. A seguire una tavola rotonda con Marcella Zappaterra (Pd), Luciano Gallo (Consulente Anci), Alfredo Alietti (UniFe), Tommaso Tropeano (UniMI) per parlare di spazi pubblici, del loro impatto sul territorio e su cosa rischiamo di perdere.
Sarà l’avvio di un programma che, ribadisce Alessio Papa, “non vuole commemorare una conclusione, ma innescare una transizione consapevole: come nella metafora della fenice, la fase che si apre è quella di un necessario ‘passaggio del fuoco’, propedeutico a una possibile rigenerazione della funzione di
Grisù come polo produttivo e culturale”.