Portomaggiore
27 Febbraio 2026
Sportello dedicato ai lavoratori agricoli e Agribus: la Regione pronta a replicare l'esperienza ferrarese

Caporalato. Il modello Portomaggiore fa scuola in Emilia-Romagna

di Redazione | 3 min

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Uno sportello dedicato ai lavoratori agricoli, mediazione culturale in lingua urdu, materiali informativi multilingue e perfino un servizio di trasporto sperimentale per raggiungere i campi: con lo sportello e il progetto Agribus, la lotta al caporalato passa da Portomaggiore.

Nella provincia di Ferrara, l’esperienza avviata lo scorso anno con l’apertura di un presidio dell’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna è diventata un modello operativo che ora la Regione guarda come possibile esempio da replicare anche in altri territori.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della “Rete del lavoro agricolo di qualità” promossa dall’Inps, alla quale l’Emilia-Romagna aderisce con numeri di primo piano: su oltre 10 mila aziende iscritte in Italia, circa un quarto si trova in regione (2522 su 10664). Un dato che testimonia l’impegno di tante imprese agricole che operano nella legalità.

A fare la differenza, nel territorio ferrarese, è la presenza fisica di un punto di riferimento stabile. Lo sportello, attivo a Portomaggiore, offre: supporto per la Dichiarazione immediata disponibilità; stipula del patto di servizio; percorsi personalizzati di orientamento e accompagnamento al lavoro regolare; assistenza alle aziende per la pubblicazione di offerte su Lavoro per Te e per l’organizzazione di recruiting day.

Elemento qualificante è la mediazione culturale e linguistica finanziata con fondi regionali. Un mediatore di lingua urdu affianca in particolare i lavoratori di origine pakistana, facilitando l’accesso ai servizi e ai percorsi di tutela per le vittime di sfruttamento. Nel centro sono disponibili materiali informativi in italiano, inglese, arabo e urdu sui diritti dei braccianti.

L’apertura del presidio è arrivata dopo episodi di caporalato denunciati nella zona e ha visto la mobilitazione congiunta della Prefettura di Ferrara, della direzione provinciale Inps, del Comune e della sezione territoriale della Rete. Il percorso è stato sostenuto da un bando regionale contro il caporalato (legge 18/2016).

Tra le azioni più innovative c’è la sperimentazione di un servizio di trasporto dedicato al comparto agricolo, il progetto Agribus, pensato per garantire spostamenti regolari e sicuri verso i luoghi di lavoro, riducendo la dipendenza dai caporali anche sul fronte logistico.

Dopo i recenti fatti di cronaca nel modenese, gli assessori regionali al Lavoro e all’Agricoltura, Giovanni Paglia e Alessio Mammi, hanno ribadito la condanna netta di ogni forma di sfruttamento.

“Lo sfruttamento del lavoro – sottolineano – è un reato odioso contro le persone e un danno per l’intero sistema agricolo regionale, che vede tantissime aziende competere correttamente sui mercati”.

La Regione sostiene la Rete anche attraverso meccanismi premiali nei bandi europei per lo sviluppo rurale, ma – evidenziano gli assessori – la sola adesione formale non basta: servono presidi territoriali, collaborazione con istituzioni, sindacati e forze dell’ordine, oltre a servizi concreti per accompagnare i lavoratori verso percorsi regolari.

L’esperienza di Portomaggiore viene ora indicata come laboratorio replicabile, anche in territori come Modena dove è attivo il Tavolo per il lavoro agricolo di qualità.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare una rete che in Emilia-Romagna rappresenta già una best practice a livello nazionale, ma che punta a diventare sempre più incisiva nel contrasto alle sacche di illegalità e nella tutela delle imprese sane dalla concorrenza sleale.

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