Cronaca
26 Febbraio 2026
Il collegio ha ritenuto che "non sussistono i presupposti per la concessione della richiesta misura cautelare"

Grattacielo, il Tar respinge il ricorso contro lo sgombero

di Pietro Perelli | 2 min

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Il Tar dell’Emilia Romagna ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati Fabio Nicolicchia e Corrado Caruso contro l’ordinanza contingibile e urgente con cui il sindaco di Ferrara Alan Fabbri aveva dichiarato l’inagibilità della Torre A del Grattacielo. Una delle due ordinanze (l’altra relativa la Torre C) emanate a seguito dell’incendio nella Torre B dello scorso 11 gennaio.

Il Tar ha ritenuto che “non sussistono i presupposti per la concessione della richiesta misura cautelare in quanto il provvedimento impugnato è adeguatamente motivato ed è stato emanato a seguito di un’adeguata istruttoria da parte dei vigili del fuoco che hanno evidenziato la ‘fatiscenza strutturale ed impiantistica’ con conseguenti e concreti rischi in caso di incendio”. Il collegio ha inoltre ritenuto sussistente “una situazione di grave pericolo che minaccia concretamente l’incolumità dei cittadini”.

Soddisfatto il sindaco di Ferrara Alan Fabbri secondo cui “quando è in gioco la vita delle persone, non si fa politica: si assumono responsabilità”.

L’avvocato Nicolicchia, che insieme a Caruso rappresenta dieci inquilini del Grattacielo, contattato dalla nostra redazione, ha invece voluto sottolineare come il ricorso si fondasse su censure di sproporzione delle ordinanze, non tanto per l’assenza situazioni di urgenza e pericolo, quanto perché l’amministrazione comunale non si sarebbe fatta carico delle ricadute sociali del provvedimento, soprattutto in inverno e a fronte di un numero così elevato di residenti. In sostanza, prima di disporre uno sgombero di massa, non sarebbero state offerte alternative abitative concrete.

“Prendiamo atto come doveroso fare della decisione”, dice Nicolicchia, rilevando però “che il Tar ha scelto di non pronunciarsi sul cuore del nostro ricorso“. Cuore che risiede nel “difetto di proporzionalità dell’intervento dell’autorità comunale, quello di non avere previsto una misura di supporto alle persone lasciate senza casa”.

L’obiettivo di questo ricorso – precisa – non era quello di rimettere le persone negli appartamenti, ma quello di ottenere dal giudice amministrativo un riconoscimento rispetto alla necessità della tutela del diritto alla continuità abitativa di un ampio numero di soggetti che sono stati sgomberati da un edificio, certamente privato, ma in numero tale da creare un’emergenza abitativa di rilevanza pubblica.

“Ora – conclude – valuteremo le iniziative da intraprendere a tutela dei nostri assistiti”.

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