di Emanuele Gessi
I Sanitari per Gaza – Ferrara tornano a far sentire la propria voce e chiedono a colleghi e cittadini di firmare una petizione per fermare ciò che sta avvenendo, in questi giorni, nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est.
Una cinquantina le persone che ieri, 26 febbraio, hanno partecipato al flash mob davanti all’ospedale di Cona. Fra di loro medici, infermieri, psicologici, tecnici e anche un nutrito gruppo di giovani specializzandi. Tutti concordi nell’affermare che “è una misura coercitiva quella che il governo israeliano sta infliggendo a 37 ong (organizzazioni non governative), fra cui Medici senza frontiere e Oxfam”.
Domani scade infatti l’ultimatum imposto dalle autorità israeliane ai danni di queste realtà. La conditio sine qua non del governo israeliano era di ricevere, da parte delle ong, i nominativi del personale palestinese attivo tra le loro fila impegnato a distribuire aiuti umanitari alla popolazione. Un provvedimento di forza rigettato dalle ong in mancanza di garanzie su cosa sarebbe stato di questi impiegati se resi identificabili.
I sanitari ferraresi hanno dichiarato inaccettabile il silenzio della politica davanti alla trasformazione “delle cure delle persone in uno strumento punitivo”. Se effettivamente le ong saranno forzate ad abbandonare il terreno “i danni si abbatteranno su centinaia di migliaia di gazawi privandoli di cure essenziali”.
Si tratta, hanno sottolineato, di un evento grave e inaudito: “La presenza delle ong in quei territori non è negoziabile, è un imperativo etico e legale”. Stabilito dal diritto internazionale e nello specifico dalle convenzioni di Ginevra, per cui sulla protezione di vittime e operatori della salute non si transige.
Le richieste avanzate dai promotori della petizione a governi e società civile cominciano con la necessità di esprimere “un forte sostegno e solidarietà alle ong che proteggono il loro personale”. Proseguono affermando l’esigenza che “Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il proseguimento delle attività delle ong sul territorio”. E concludono domandando garanzie sull’ingresso “degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi”.
La petizione, la cui importanza gli attivisti di Sanitari per Gaza hanno ricordato ieri, ha già raggiunto oltre 6 mila firme. La raccolta di nuove adesioni per “No liste, no bersagli. Stiamo con le Ong, stiamo con Gaza” non si arresta e prosegue su change.org.
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