Attualità
26 Febbraio 2026
Parte la petizione di Forum Ferrara Partecipata per chiedere al Comune di abbassare il limite di velocità: "Più sicurezza per ciclisti, pedoni e residenti"

Troppi incidenti su corso Isonzo: “Qui serve la zona 30”

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

Occhi puntati su corso Isonzo, che con gli oltre 200 incidenti gravi avvenuti lungo il suo percorso negli ultimi vent’anni, andrebbe trasformata subito in una zona 30. Ad affermarlo sono gli esponenti di Forum Ferrara Partecipata, che ieri, 25 febbraio, hanno presentato alla cittadinanza la petizione con la quale chiederanno al comune l’abbassamento, per questo tratto stradale, del limite di velocità. “Non una misura politica, ma un intervento civico e di buon senso – sottolineano dal direttivo – che salvaguarderebbe tutti”.

Una trentina le persone che hanno partecipato all’iniziativa, realizzata al centro sociale Acquedotto, per ascoltare le ragioni dei proponenti e
lasciare le prime firme. Dai numeri snocciolati dall’architetto Piergiorgio Cipriano, che ha spiegato di basarsi sulle banche dati pubbliche di Comune di Ferrara, Regione Emilia-Romagna e Istat, allo stato attuale bisognerebbe muoversi per corso Isonzo con prudenza.

Una preoccupante combinazione di fattori di rischio, infatti, è stata delineata. Da un lato il fatto di essere un’arteria altamente trafficata (circa 800 transiti negli orari di punta), dall’altro la condizione per cui un veicolo su cinque supererebbe oggi i 50 km/h di andatura.

Tangibili i pericoli per le persone. Specie per chi circola in bicicletta, considerando che la metà degli incidenti gravi ha coinvolto questo mezzo di trasporto. Nel complesso, dal 2004 al 2024, si parla di 211 incidenti, che hanno portato a 2 decessi e 234 feriti. Numeri che inducono anche un costo sociale non indifferente. Ammonta a 843 mila euro all’anno la relativa stima riportata. Con riferimento alle conseguenze che, dal cittadino vittima di un incidente, si riversano sulla collettività. In termini di costi sanitari, perdita di capacità produttive e danni biologici e morali.

La soluzione sarebbe quindi quella di “istituire qui una zona 30 al fine di aumentare la sicurezza di pedoni, ciclisti e residenti”. Per farlo servirebbe “un ribaltamento delle gerarchie, ancora difficili da scardinare in Italia. Ma già superate in molte altre parti d’Europa, come per esempio Strasburgo”, ha affermato l’urbanista Romeo Farinella. Non tanto per impedire alle auto di entrare, ma per farle circolare in maniera
rallentata, mettendo in condizioni di salvaguardia gli utenti della strada più vulnerabili.

Considerando il presente del dibattito pubblico, non si può comunque prescindere dall’affrontare l’elefante nella stanza: il verdetto emesso dal Tar (Tribunale amministrativo regionale) riguardo a uno dei progetti più importanti di città 30, tentati finora in Italia, quello di Bologna.

“Il Tar non ha messo in discussione il principio – ha sottolineato Francesca Cigala del direttivo –, ma il modo in cui tecnicamente è stata realizzata da quel Comune, tramite ordinanze ritenute troppo generiche”. Così il passo cruciale starebbe proprio nella forma della petizione
ferrarese, definita “puntuale” poiché capace di individuare strade specifiche come obiettivi del rallentamento.

Fra le altre richieste avanzate dal Forum all’amministrazione comunale, con riferimento ai controviali di corso Isonzo, vi è la realizzazione di percorsi ciclabili sicuri lungo e modifiche del sistema di parcheggio.

Infine, arrivando a considerare anche via Garibaldi, si vorrebbe limitare il transito di mezzi commerciali e corrieri nel tratto che da corso Isonzo si allunga fino a piazza Sacrati.

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