A giugno, l’inchiesta per il crac del Kleb Basket tornerà nuovamente davanti al gup del tribunale di Ferrara. La pm Isabella Cavallari infatti, a cui all’udienza preliminare dello scorso settembre erano stati restituiti gli atti dopo l’accoglimento dell’eccezione di nullità avanzata dalla difesa dell’ex patron Francesco D’Auria, ha riformulato le richieste di rinvio a giudizio per il fallimento della squadra di pallacanestro cittadina che, a marzo 2023, fu costretta al ritiro dal campionato di Serie A2 a causa di gravi e irrimediabili difficoltà economiche.
Rispetto alle prima richiesta di rinvio a giudizio non si registrano comunque novità sostanziali. Fatta eccezione per Marco Miozzi, presidente del cda dal 23 settembre 2022 al 7 aprile 2023 e amministratore unico dal 7 aprile al 2 maggio 2023, la cui posizione è stata stralciata per permettergli di patteggiare, il pubblico ministero titolare del fascicolo di indagine ha nuovamente chiesto il processo per gli ex patron biancazzurri Fabio Bulgarelli e Francesco D’Auria, oltre che per il fratello di quest’ultimo, Antonio D’Auria.
Ai tre, la Procura di Ferrara contesta – a vario titolo – il reato di bancarotta.
Nei confronti di Francesco D’Auria, l’accusa è quella di aver provocato – con dolo o per effetto di operazioni dolose – la liquidazione giudiziale della società, omettendo sistematicamente il versamento di imposte e accumulando un debito di 2.624.116,35 euro nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, comprensivo di interessi e sanzioni ma al netto di aggi e delle spese, relativamente agli anni dal 2018 al 2022. Stessa identica accusa viene mossa a Fabio Bulgarelli – amministratore unico della società dal 2012 al 2018 – che avrebbe accumulato un debito di 777.608,22 euro nell’intervallo di tempo che va dal 2014 al 2017.
Francesco D’Auria deve anche rispondere dei pagamenti che, a partire dal 30 giugno 2018 (quando la società già versava in stato di dissesto) fino alla liquidazione, avrebbe eseguito – a fronte di restituzione di mutui e piani di rientro – nei confronti di quattro istituti bancari (Cassa Padana, Intesa San Paolo, Bpm e Mps) allo scopo di favorirli in danno della par condicio creditorum, principio del diritto civile e fallimentare che stabilisce l’uguaglianza di trattamento dei creditori. Si parla di un importo complessivo pari a 283.361,43 euro.
L’ex presidente biancazzurro non avrebbe inoltre compilato il libro degli inventari dal 2018 al 2022, periodo in cui fu a capo del cda e amministratore delegato. A lui – insieme al fratello Antonio – viene anche contestato l’aver distratto beni. Il riferimento è a una Toyota Yaris che Antonio D’Auria avrebbe utilizzato senza averne titolo.
Parte offesa in tutta la vicenda è la liquidazione giudiziale della società Kleb Basket Ssd Arl.
La ‘seconda’ udienza preliminare del processo è stata fissata per la mattinata di martedì 9 giugno davanti alla giudice Sandra Lepore. “Attendiamo fiduciosi l’udienza perché riteniamo di aver già provato la nostra estraneità alle contestazioni che ci vengono addebitate dagli inquirenti” è il commento dell’avvocato Alberto Bova, che difende Bulgarelli. Bocca cucita e nessuna dichiarazione invece per l’avvocato Matteo Murgo, legale difensore di Francesco e Antonio D’Auria.
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