Comacchio. La gestione delle Valli di Comacchio torna a far discutere la politica locale, con l’intervento della consigliera di minoranza Sandra Carli Ballola (La Città Futura), che denuncia anni di mancata manutenzione e assenza di una strategia di rilancio.
Secondo l’esponente civica, negli ultimi giorni è stata finalmente riportata attenzione su una situazione che definisce critica: “Bene hanno fatto coloro che nei giorni scorsi hanno richiamato l’attenzione sullo stato di totale incuria in cui versa la valle di Comacchio”.
Ballola critica apertamente la risposta istituzionale, sottolineando che a intervenire pubblicamente è stato il direttore del Parco del Delta del Po, Massimiliano Costa, ma non il primo cittadino Pierluigi Negri.
Nel suo intervento la consigliera ricorda di aver presentato numerose interrogazioni senza ottenere risultati concreti: “Come consigliera di minoranza ho incalzato con innumerevoli interrogazioni l’amministrazione Negri e l’assessore Cardi affinché si occupassero della valle, ahimè invano”. Tra i problemi indicati figurano carenza di personale, qualità delle acque, manutenzione delle chiaviche e dei lavorieri, oltre alle questioni Boscoforte e Lavadena.
Pur riconoscendo che la gestione operativa spetti al Parco, Ballola insiste sulle responsabilità del Comune di Comacchio: “Il Comune come proprietario ha il dovere di vigilare, controllare, proporre”.
La consigliera richiama anche le proposte già inserite nel programma civico del 2017, tra cui la ripresa della vallicoltura estensiva con il coinvolgimento di enti pubblici e cooperative private. Ricorda che in passato l’allevamento ittico locale aveva raggiunto livelli avanzati, e sostiene che il recupero della funzione produttiva sarebbe fondamentale: “Ridare il naturale compito produttivo garantirebbe il mantenimento degli equilibri salini e idraulici”.
Tra le idee avanzate anche l’istituzione di un polo universitario dedicato all’acquacoltura e alla filiera ittica, con il coinvolgimento di studiosi ed esperti. Particolarmente dura la denuncia sulla situazione idraulica delle valli, oggi descritte come “una valle gonfia d’acqua che nessuno è in grado di gestire”.
Ballola evidenzia il degrado delle chiaviche e l’inefficacia delle idrovore di Foce, spiegando che l’operazione di pompaggio sarebbe inutile se l’acqua continua a entrare dalle paratoie danneggiate. Nel suo intervento cita anche i costi energetici elevati: circa 2.000 euro per abbassare di un solo centimetro il livello idrico.
La conclusione è un appello a una svolta strategica nella governance del territorio. Secondo la consigliera serve “un piano generale di manutenzione straordinaria”, ma soprattutto “Un progetto per il futuro delle Valli di Comacchio”. L’onere principale, ribadisce, spetta all’amministrazione comunale insieme agli altri livelli istituzionali. Il giudizio sull’attuale governo cittadino è netto: “Questa amministrazione ha dimostrato di non essere all’altezza del compito affidatogli”.
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