In occasione delle elezioni si assiste ad un fiorire di incontri, convegni, articoli, interrogazioni sulla situazione della valle. Ci si chiede come mai sia così compromessa e si invocano interventi da effettuare con la massima urgenza. Poi, eletti i nuovi rappresentanti, le luci progressivamente si spengono e ricompare l’inerzia di sempre. Noi purtroppo siamo testimoni di queste sceneggiate da decenni.
I motivi del degrado irreversibile della valle e di conseguenza della scomparsa della sua biodiversità sono noti. Eminenti studiosi hanno spiegato in modo chiaro e comprensibile a tutti le cause della devastazione. Chiunque animato da buona volontà può reperire i lavori. Le valli, grazie alle buone pratiche che regolavano la pesca estensiva sono rimaste intatte per secoli. Operazioni semplici, condotte con maestria, come l’attingimento di acqua dolce dal Reno ad inverno iniziato da una parte e il contemporaneo scarico a mare durante le basse maree dall’altra, garantivano una qualità e una quantità di acqua tali che hanno permesso alle valli di essere riconosciute come un ambiente di inestimabile valore e protette dall’Unesco e da innumerevoli convenzioni.
Poi poco dopo la metà del secolo scorso sono successi due eventi che ne hanno decretato l’inesorabile rapido decadimento. Il primo, negli anni sessanta, è stato la bonifica dei 18.000 ettari del Mezzano, bacino idrico di inestimabile valore che con la sua immensa riserva di acqua contribuiva a mantenere costante il fondale delle valli circostanti; il secondo, a cavallo degli anni settanta, l’inizio dell’estrazione del gas metano dal sottosuolo ha dato il colpo di grazia. Questi due eventi sono responsabili del problema principale della distruzione della valle: la subsidenza. Si calcola che l’abbassamento del fondo della valle dagli anni settanta ad oggi sia di almeno 50 cm.
A tutto questo, nell’ultimo decennio, si è aggiunto un altro problema che ha notevolmente aggravato la possibilità di gestire in modo corretto la regimentazione idraulica: il cambiamento climatico con conseguente innalzamento del livello del mare. E’ intuitivo che, complice la subsidenza sopra menzionata, le finestre temporali in cui si può scaricare si riducono in modo considerevole. Per poter tamponare al meglio questa situazione servirebbe che i piani di gestione non fossero monumentali e di conseguenza irrealizzabili ma indirizzati in poche e concrete opere come la manutenzione costante delle chiaviche degli argini, dei canali sub lagunari… Invece per diversi anni queste operazioni fondamentali sono state abbandonate e attualmente la situazione è disastrosa.
Solo 3 chiaviche su quattro (quelle di Fattibello) funzionano. Le 15 chiaviche di Foce sono in riparazione, quindi inutilizzabili. Avrebbero dovuto essere fruibili per l’autunno scorso. Ancora non si sa quando entreranno in funzione. Le 10 chiaviche vinciane di Caldirolo sono inservibili. Bellocchio ha 3 chiaviche su 8 sono fuori uso. Non conosciamo la situazione della Confina.
L’acqua della valle defluisce solo in occasione delle basse maree, nelle quali, come abbiamo visto, il tempo per scaricare è sempre meno. Servirebbe personale per poter almeno coprire le 24 ore. Invece di finanziare progetti fallimentari come il Life Perdix ( il recupero della starna italica nel Mezzano) e il Life transfert (la reintroduzione della ruppia cirrhosa) sarebbe opportuno assumere personale.
Non possiamo esimerci dal ricordare che quando noi come associazione (ANLC) abbiamo dato la nostra disponibilità ad intervenire negli orari rimasti scoperti dal personale del Parco nella gestione delle chiaviche siamo stati boicottati da tutti (la maggior parte delle forze politiche, associazioni ambientaliste e non solo). Gli stessi che ora interrogano, si stupiscono, sollecitano.
Noi andiamo in valle cinque mesi l’anno e siamo purtroppo testimoni di un degrado che è infinitamente maggiore di quello che viene descritto. Negli ultimi anni i dossi, che sono l’aspetto naturalistico che da sempre ha caratterizzato la bellezza e l’unicità della nostra laguna, sono letteralmente spazzati via, irrimediabilmente sommersi. Abbiamo calcolato che rispetto all’inizio della catastrofe è scomparso il 90% dei dossi. Non è più una laguna ma un lago!
Un esempio emblematico di mala gestione del denaro pubblico riguarda il dosso di Pugnalino: una meravigliosa striscia di terra posta al centro di valle Vacca lunga 450 metri. Ebbene nello scorso decennio sono stati realizzati ben 3 interventi (perché ogni volta veniva inghiottito dalle acque) di rifacimento del dosso. Sono costati la bellezza di 450.000 euro. Risultato: completamente scomparso, ora non si vedono nemmeno i pali perimetrali. Ma non c’è limite all’incompetenza e all’arroganza di chi decide: ancora una volta uno degli obiettivi individuati come prioritario è l’ennesimo rifacimento del dosso. Eppure è evidente a tutti che con i livelli sempre troppo alti la vita del nuovo dosso di Pugnalino sarà breve.
Neppure l’esempio dell’argine degli Angeli è servito. Un’opera che ha squartato la valle costata cinque milioni di euro. Ancora prima di inaugurarlo è stato oggetto di importanti interventi di ripristino. Ora dopo pochi anni siamo ancora da capo. L’argine presenta in vari punti cedimenti strutturali.
Tirate voi le conclusioni. Purtroppo i soldi pubblici per opere fallimentari e perfettamente inutili a preservare l’integrità della valle vengono continuamente trovati; finanziamenti per opere indilazionabili come la perfetta messa a norma di tutte le chiaviche o per arruolare personale qualificato non si trovano. La situazione attuale è peggiore di quella del Maggio 23. Abbiamo i due sifoni di Fattibello. Attiviamoli immediatamente.
Andrea Buzzi
Presidente ANLC (associazione nazionale libera caccia) Sezione di Comacchio