Nonostante l’impegno assoluto del Sindaco Fabbri, della sua fedele Giunta, dei suoi costosi esperti di comunicazione nel diffondere per anni il disprezzo per i poveri e nell’applicare costantemente agli stranieri le più stantie generalizzazioni razziste, nonostante tutto Ferrara non è diventata la città dell’odio. È difficile crederlo se si frequentano solo i social, soprattutto le pagine di Alan Fabbri dove impazzano i soliti plaudenti odiatori. Però è così.
La fallimentare e crudele gestione della vicenda Grattacielo da parte di chi governa questa città sta facendo indignare e vergognare tante e tanti ferraresi. Perché Ferrara, da almeno un’ottantina d’anni, non è così egoista e cattiva da lasciare oltre 600 persone senza prospettive e da esserne addirittura orgogliosa. La mobilitazione delle associazioni di volontariato, cattoliche e laiche, e di tantissime altre persone che non ne fanno parte ma che non hanno esitato a mettersi a disposizione, ha evitato fino ad ora il disastro totale.
La resistenza solidale di Ferrara ha evitato che si compisse la meschina vendetta del Sindaco, per il quale il Grattacielo rappresenta l’emblema di quella società multietnica che tanto spaventa quelli come lui, ma anche l’evidenza del fallimento delle vane promesse di riqualificazione del quartiere e di uno stabile che ne è l’anima e il centro. Come i bambini molto piccoli che quando chiudono gli occhi credono che il mondo si dissolva, così Fabbri sembra credere che, se continuerà a non ammettere l’emergenza e a considerare normale la separazione delle famiglie con bambini, le persone sfollate spariranno e con loro anche il Grattacielo stesso.
Ogni iniziativa per gli sfollati, che provenga dalle associazioni, dall’Università, da altre più alte Istituzioni come la Prefettura, gli provoca reazioni nervose e scomposte, ben poco istituzionali. Ma Alan Fabbri è il Sindaco e questo ruolo impone degli obblighi ai quali non può sfuggire. Questa Amministrazione non era pronta per gestire un’emergenza di qualunque tipo. E questo è molto preoccupante. Ora, però, non è rinviabile la costruzione di un reale Piano Casa che preveda il recupero degli oltre 800 appartamenti Acer disponibili da anni.
Non è credibile che su 800 non ve ne siano almeno 100 in grado di divenire abitabili con lavori minimi di adeguamento, da affittare per 1 anno a chi poi tornerà al Grattacielo e da assegnare, infine, in via definitiva, a chi è in lista d’attesa. E allo stesso tempo occorre individuare, con la Regione, i canali di finanziamento per mettere a norma anche gli altri 700 appartamenti Acer che necessitano di lavori impegnativi. Il diritto al ritorno al Grattacielo, ad un Grattacielo che non divenga occasione di speculazione ed esclusione, passa attraverso il ruolo che possono e devono avere i soggetti pubblici, a partire dal Comune di Ferrara, che risulta il secondo maggior proprietario, per arrivare a Regione e Acer.
Gli altri proprietari, italiani e stranieri, hanno già chiarito di voler fare tutto il possibile – come d’altra parte molti di loro hanno continuato a fare in questi anni, con grande sforzi economici – per garantire che nel Grattacielo torni la vita. Non è il momento di una vendicativa inerzia ma della seria e solidale azione.
Possibile Ferrara e Alleanza Verdi Sinistra Ferrara
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