Politica
19 Febbraio 2026
Separazione delle carriere, Alta Corte e sorteggi del Csm: tutti i temi caldi a confronto

Referendum. Le ragioni del sì e del no nel segno del rispetto

di Redazione | 5 min

Leggi anche

di Tommaso Piacentini

“Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole”. Leggendo tra le righe del discorso pronunciato ieri – mercoledì 18 febbraio – dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, si evince un dato di fatto: la deriva sleale nel dibattito sul referendum sulla giustizia ha raggiunto il limite.

È proprio partendo dal plauso alle parole del presidente Mattarella che si è svolto nel pieno rispetto reciproco un confronto, organizzato dall’associazione Intornoate presso il centro sociale Il Barco, tra le ragioni del sì e del no al referendum del 22 e 23 marzo, sostenute rispettivamente dal presidente della camera penale di Ferrara, avvocata Cecilia Bandiera, e dal consigliere dem e avvocato Enrico Segala.

Il dibattito, moderato dal giornalista del Resto del Carlino Federico Di Bisceglie, si è aperto con il tema caldo del quesito referendario: la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice e la conseguente creazione di due Csm differenti, uno requirente e uno giudicante.

Segala, portavoce del no, non ha nascosto la sua preoccupazione per quella che sarebbe una riforma che “va a toccare la separazione dei poteri della Repubblica” e su cui si allungano “ombre su come i due Csm verranno gestiti”. Il rifiuto del consigliere non sarebbe rivolto tanto alla separazione delle carriere in toto, quanto al metodo per giungervi: “Ogni riforma si fa ascoltando gli attori che operano in quel settore: insieme si possono fare tutte le riforme che si vogliono, senza per forza agire sulla Costituzione, anche agendo su leggi ordinarie”.

Diversamente, l’avvocata Bandiera è partita da un presupposto: perché le carriere sono unite?. “Nel 1941 – ha spiegato Bandiera – viene approvata la legge sull’ordinamento giudiziario, una legge che, a parte qualche correttivo, è ancora in vigore e approvata dall’allora guardasigilli fascista Dino Grandi. Questa legge prevedeva l’unicità delle carriere”.

Mantenere l’unicità delle carriere anche dopo la caduta del regime fascista sarebbe stata, per Bandiera, una scelta di compromesso compiuta dai padri costituenti: “Bisogna pensare il momento storico in cui la Costituzione è intervenuta: dalle macerie del regime fascista, da cui consegue l’esigenza non di separare il pubblico ministero dal giudice, ma di toglierlo dalle grinfie dell’Esecutivo”.

Da ciò deriverebbe, secondo Bandiera, la pronuncia del 2022 della Corte Costituzionale in cui si afferma che “la Costituzione può essere soggetta a cambiamenti” e che “non c’è nessun principio che precluda la separazione delle carriere”. Un cambiamento in particolare della carta costituzionale è stato citato dalla presidente della camera penale: quello dell’articolo 111, che introduce il concetto di “giusto processo” e che prevede la terzietà e l’imparzialità del giudice.

“Come fa a essere terzo un giudice che appartiene allo stesso ordine giurisdizionale del pubblico ministero?” si è domandata Bandiera, evocando poi una metafora calcistica: “È come se in una partita l’arbitro fosse tesserato in una delle due squadre, con la differenza che in un processo è l’arbitro – cioè il giudice – a determinare l’esito della partita”.

Metafora a cui Segala riconosce un vizio di forma: “Non sono due squadre uguali che giocano a calcio: il pm lavora per lo Stato, che vinca o perda non ne ha alcun beneficio. La riforma, invece, crea un pm che di fatto diventa un avvocato dell’accusa”.

Altro tema toccato dal consigliere dem è quello dei sorteggi: con la riforma voluta dal ministro Nordio, i due nuovi Csm sarebbero composti da 5 membri laici estratti a sorte da una lista approvata dal Parlamento in seduta comune e 10 membri togati, anch’essi sorteggiati tra i 12mila magistrati della Repubblica. “I 5 membri laici è probabile che saranno parte di una lista strutturata – ha dichiarato Segala -, mentre tra i 10 sorteggiati c’è una percentuale che possa essere estratta una persona che non sappia fare quel lavoro, così come non è detto che il medico migliore sia anche il migliore direttore sanitario”.

Bandiera ha ribattuto: “La lista di membri laici dovrà essere accettata da tutti i partiti”. Poi è passata ai dati sui controlli del Csm sui giudici: “Nel 2025 la percentuale di valutazioni positive sull’operato dei magistrati è del 99,2%”. Un dato che non convince l’avvocata: “Non possiamo fare finta che ogni anno lo Stato non spenda milioni per ingiuste detenzioni o casi di malagiustizia. Con la riforma, la funzione disciplinare viene affidata a un terzo organo: l’Alta Corte disciplinare”.

Molti dubbi sono quelli riportati da Segala proprio sull’Alta Corte: “L’Alta Corte è formata da 3 nominati laici dal presidente della Repubblica, 3 sorteggiati dall’elenco laico del Parlamento fatto come quello del Csm e 9 sono magistrati: anche qui ci si spende per separare le carriere e poi nell’Alta Corte si ritorna a requirenti e giudicanti insieme, a dimostrare una contraddizione della riforma”.

I 15 componenti dedicati a svolgere la funzione disciplinare, poi, sarebbero divisi per sezioni nel giudizio: “La riforma prevede un magistrato minimo per sezione, non dice quanti laici massimi e quanti laici minimi, il che vuol dire che una legge ordinaria potrebbe fare dei collegi dove la parte laica sarà in maggioranza a quella togata”.

Nel rush finale, il consigliere dem ha esortato a pensare al futuro politico del Paese: “Nessuno può togliere dal tavolo la riforma sul premierato. Se dovesse passare, a maggior ragione vorrei davvero una magistratura autonoma che si autogoverni”. “Parlare di quello che verrà è un discorso eminentemente politico – ha concluso Bandiera -. Il referendum è uno strumento diverso, non voto sulla genuinità del governo Meloni”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com