Oggi pomeriggio è arrivata la quarta medaglia – la terza d’oro – della spedizione italiana nella pista lunga di Rho, in questa magnifica MilanoCortina2026! è il filo rosso che le unisce è chiaro: tutte arrivano dalla strada. Francesca Lollobrigida, Davide Ghiotto e Riccardo Lorello: tre frecce sulle lame, cresciute prima sulle rotelle.
Per noi, poi, c’è un motivo di orgoglio in più: averli visti vincere in Piazza Ariostea, la Scala delle Pattinaggio Corsa su Strada.
Un’emozione enorme e la consapevolezza di essere parte di un sogno che nasce da lontano. Un sogno condiviso con tanti pattinatori che hanno percorso un tratto di questa “strada”: un sogno che, da bambini, probabilmente non aveva neppure questa forma, ma che ha saputo trasformarsi nel tempo. Proprio come la loro forza nell’affrontare le difficoltà, resilienti alla mancata “promozione” delle rotelle nel panorama Olimpico. Trasferte, sacrifici, cadute e rinascite su quel ghiaccio che, poco alla volta, è diventato il loro nuovo habitat naturale, senza dimenticare cosa c’è sotto, ne siamo certi. Loro come quanti non sono arrivati fino alla medaglia, provandoci comunque con tutto se stessi.
Tornando al 1°maggio, vale la pena ricorda che il primo vincitore in Piazza a sedersi poi sul Trono di Olimpia fu Ippolito Sanfratello, che a Torino 2006 indicò a molti la strada, vincendo quella superba staffetta tanto invocata ancora oggi, a distanza di vent’anni, prima, durante e dopo la nuova impresa azzurra sul ghiaccio.
E non dimenticare Arianna Fontana, l’azzurra più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici, che sempre a rotelle ha mosso i suoi primi passi. Lei, valtellinese, più facilitata geograficamente a spostarsi da una superficie all’altra – anche se su tracciati più corti e “affollati” – anche lei ha gareggiato in Piazza Ariostea nelle categorie giovanili. Del resto, chi è che che ha fatto pattinaggio corsa e non è mai passato da lì?
Di Francesca in questi giorni si è parlato molto: ha mostrato che ciò che viene considerato impossibile può diventare reale, se il sistema ti permette almeno di provarci. Se poi fosse anche pronto a sostenere tutto questo saremmo in un Paese meraviglioso. Ma da fare, in questo senso, ce n’è ancora troppo: questa è solo un’anticchia di porta aperta.
Ma siamo ad oggi, a Davide Ghiotto, non me ne vogliano gli altri. Con lui il pezzo di strada è stato più lungo, su e giù in auto per l’Europa, pochi soldi ma tanta voglia di provare, con il Ferrara World Inline Team, a dare qualche opportunità in più ai ragazzi di correre le migliori gare di pattinaggio corsa, a confrontarsi con i migliori. Lo abbiamo fatto per poco più di 10 anni, con lui nella parte terminale, ma quanto ci siamo anche divertiti. Abbiamo vinto e, soprattutto, perso, perché non era così facile.
Ma sono quelle sconfitte, anche, che hanno insegnato a resistere, ad andare oltre. A resettare se c’era bisogno, e solo lui sapeva quanto ce n’era bisogno dopo l’altro giorno. Poi la strada l’ha capita da sé, filosofo com’è sempre stato, ed era quella che da Vicenza portava verso il Trentino, ed è questa la Storia che sarà raccontata. Ma resterà per sempre – come Arianna, Francesca, Riccardo, Ippolito,… – il simbolo, per i piccoli pattinatori su strada, che i Sogni si avverano. Magari non esattamente come li avevamo immaginati.
Mirko Rimessi