Alla Galleria del Carbone di Ferrara torna, dal 21 febbraio all’8 marzo 2026, l’artista mantovana Giuliana Natali con la mostra Crinale – Révérie, una rassegna che segna un nuovo capitolo del suo lungo rapporto culturale con la città.
Natali era stata invitata già nel 1986 alla Biennale Donna “Figure dallo sfondo 2 – Magma 10 anni dopo” a Palazzo dei Diamanti, per poi rinnovare la sua presenza nel 2017 proprio negli spazi della galleria con la personale “Texus, dove porta lo sguardo”, oltre a diverse partecipazioni collettive negli anni. Ora ritorna con un’esposizione che lei stessa definisce “minima”, ma capace di restituire la complessità e la coerenza di una ricerca che attraversa linguaggi e materiali differenti.
A prima vista le opere possono apparire eterogenee per tecnica e forma, ma sono unite da un pensiero filosofico profondo che indaga le contraddizioni dell’umanità e il delicato equilibrio tra i viventi e l’ambiente. Già negli anni Ottanta l’artista chiariva il proprio intento: frammentare il reale per esaltarne la forza e amplificarne i significati, trasformando ogni lavoro in una porzione di realtà tangibile, capace di entrare nel contingente.
I titoli dei cicli che hanno scandito il suo percorso – Estinzione, Sopravvivenza, Il giusto equilibrio, Anche i cervi hanno un’anima, Nuovo Eden, Korai – raccontano una tensione costante tra presagio catastrofico e desiderio di vita e bellezza. È un ossimoro che attraversa tutta la sua produzione, segnato da una matrice femminile evidente: rigenerare, perpetuare, coltivare, nutrire diventano categorie artistiche oltre che simboliche.
Natali alterna le arti della rappresentazione classica – disegno, pittura, pastello – a pratiche dal sapore quasi arcaico, lavorando con lane, foglie, intrecci, nodi e tessuti. I gesti ripetitivi e minimali sembrano esorcizzare le paure di una trasformazione incontrollata. Pseudo-animali neri e ispidi dialogano con microrganismi immaginari e delicati erbari; le diversità convivono con inattese affinità.
Il filo conduttore è quello del “crinale”: una linea sottile che separa e unisce, sacrificio e rigenerazione, nero e oro. In questa dimensione il bosco diventa Révérie, sogno e spazio sacro insieme. Gli intrecci dei rami rivelano qualcosa che va oltre la concretezza del reale, fino a sfiorare il trascendente. L’artista parla di ierofanie, riprendendo la definizione dell’antropologo Mircea Eliade: manifestazioni del sacro che emergono nella materia.
Ne nasce un percorso sospeso, fragile e potente al tempo stesso, che accompagna il visitatore lungo un crinale dove l’ombra convive con la luce e dove, come nelle fiabe, il tempo sembra farsi altro, misterioso e rivelatore.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com