Attualità
18 Febbraio 2026
Sacko e Rossi: "Non ci aspettiamo che la collettività paghi per noi". Atik (Cittadini del Mondo): "L'amministrazione ha vinto con la paura e governa con la vendetta"

Sgombero Grattacielo, la voce dei residenti a Palazzo Madama

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

Nel corso della conferenza stampa sul Grattacielo, che si è tenuta ieri, 17 febbraio, a Roma, a palazzo Madama, è stata data voce – oltre che alle parlamentari e agli esponenti dell’opposizione politica locale – agli attori colpiti in prima persona dallo sgombero. I residenti innanzitutto, in rappresentanza dei quali sono intervenuti due fra i tanti proprietari che ora sono tagliati fuori dalla propria abitazione. E il mondo associazionistico, in prima linea in città nel garantire un tetto e del cibo a chi non ha dove andare.

Il primo residente a intervenire è stato Amara Sacko, 27 anni, originario della Guinea, in Italia dal 2018, che ha raccontato di aver risparmiato i soldi per acquistare il proprio appartamento nella torre B del Grattacielo lavorando prima in campagna e oggi facendo il magazziniere all’interporto di Bologna.

Ha rimarcato di aver sempre fatto il proprio dovere per ritagliarsi il proprio posto nella comunità: “Dopo anni di fatica, e tanta difficoltà nel trovare un alloggio in affitto, ho deciso di comprare quella casa. Ma ci sono potuto rimanere solo 7 mesi, prima di essere buttato fuori“.

Da parte sua è stato espresso rammarico per il fatto che l’amministrazione comunale non abbia attivato lo stato di emergenza (ma la casistica prevista del Codice di Protezione civile non include quanto avvenuto al Grattacielo, ndr): “Sarebbe un’importante misura di sostegno per i costi improvvisi da sostenere”. Quindi si è voluto smarcare da ogni possibile fraintendimento: “Non mi aspetto che paghino per noi le cose. Ma il Comune avrebbe potuto fare pressioni su chi ha fatto i lavori, che noi residenti abbiamo pagato, e su chi ha assicurato l’impianto antincendio. Questo ci aiuterebbe a velocizzare i tempi di recupero dei crediti”.

Anche Maurizio Rossi è uno dei proprietari che oggi non hanno più accesso alla propria casa. Lui, che viveva nella torre A insieme alla madre di 95 anni, ha ribadito, come Sacko, che come condomini dell’edificio “non vogliamo far ricadere i costi sulla collettività, ma riteniamo indispensabile che si crei una reale sinergia tra amministrazione del condominio, amministrazione comunale, Vigili del Fuoco e i tecnici incaricati“.

Sicché la richiesta di soluzioni operative è scaturita da una considerazione di base: “Che la maggioranza dei proprietari ha sempre versato regolarmente le quote condominiali e che i lavori di adeguamento antincendio risultano in stato avanzato, con una parte rilevante già sostenuta economicamente dai condomini”. Un discorso, quello di Adam Atik, presidente di Cittadini del Mondo, assai pungente nell’accusare l’amministrazione comunale di “aver costruito la vittoria (elettorale, ndr) con la paura e di star governando con la vendetta”.

L’invito a iniziare a considerare i residenti del Grattacielo per quello che sono, “cittadini che fanno parte della società civile”, è stato seguito dalla recriminazione, rivolta alla giunta Fabbri, di aver rinunciato, nel 2023, “alla soluzione, logica e civile, proposta dal Tribunale di intervenire direttamente, saldando le spese mancanti e acquisendo in cambio degli spazi immobiliari nel Grattacielo“.

La soluzione per affrontare la crisi, nelle parole di Atik, sarebbe a portata di mano: “A Ferrara ci sono oltre 800 case della edilizia residenziale pubblica sfitti. Basterebbe aprirne una minima parte per dare una soluzione dignitosa e temporanea a tutti“.

Come rappresentante dell’associazione Viale K, Francesca Rinaldi ha ricapitolato gli sforzi messi in campo dalle realtà cittadine del terzo settore per rispondere ai bisogni primari dei residenti in difficoltà: “Le istituzioni – ha chiosato – si devono fare carico di questa emergenza. Il volontariato dev’essere di supporto, non un sostituto delle istituzioni“.

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