L’accusa – almeno sulla carta, e comunque tutta da dimostrare – è molto pesante: quarantasei anni di botte e privazioni ai danni della moglie. Dal giorno del matrimonio nel 1979 a quello del divorzio nel 2019, proseguendo però verosimilmente fino al 2025, quando – nei sei anni successivi – i due hanno continuato a vivere da separati nella stessa casa.
È quello di cui deve rispondere un uomo ferrarese di 69 anni, rinviato a giudizio per maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie 65enne.
Il quadro accusatorio ricostruito dalla Procura di Ferrara prende le mosse dalla denuncia sporta dalla donna ai carabinieri. Secondo gli inquirenti infatti, dal 1979 al 2025, l’uomo l‘avrebbe abitualmente sottoposta a ingiurie e percosse.
Le violenze fisiche sarebbero consistite principalmente in pugni, calci e schiaffi. In alcune circostanze, l’avrebbe anche afferrata per il collo e spinta a terra, impedendole di andare al pronto soccorso per farsi curare e refertare.
Il tutto, secondo l’accusa, anche durante la gravidanza della donna.
lle presunte violenze fisiche si aggiungerebbero quelle psicologiche: il 69enne avrebbe vietato alla moglie di indossare i vestiti che voleva e di avere una vita sociale, sottomettendola alle proprie volontà dopo averle ribadito che, nella coppia, l’unico a lavorare era lui.
In altre parole, l’uomo avrebbe mantenuto un atteggiamento di controllo oppressivo e costante, influenzando le abitudini e le attività lavorative della moglie, accentrando su di sé ogni decisione e limitando profondamente libertà e autonomia della donna che aveva accanto a sé.
All’udienza preliminare dello scorso 20 gennaio, dopo aver acquisito come fonti di prova la denuncia della donna e la notizia di reato verbalizzata dai carabinieri, come richiesto dalla Procura di Ferrara, il gup Sandra Lepore ha rinviato a giudizio il 69enne. La 65enne, invece, non si è costituita parte civile.
Il processo inizierà il 16 marzo davanti al giudice Luca Turchetti del tribunale di Ferrara.
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