Brevissime le risposte dell’amministrazione ai quattro question time sul Grattacielo presentati dalle opposizioni in apertura del Consiglio comunale di lunedì 16 febbraio.
Non più di mezz’ora complessivamente per chiudere i primi punti all’ordine del giorno. Tra il pubblico erano presenti una trentina di persone tra cui ex abitanti del Grattacielo e volontari delle associazioni che si sono impegnate durante l’emergenza.
Primo a intervenire è Davide Nanni (Pd) secondo cui “l’Amministrazione comunale di Ferrara anziché dare seguito alla Deliberazione consiliare n. 11-2026 del 26 gennaio u.s., riconoscendo lo stato di emergenza e chiedendo il coinvolgimento attivo della Regione nella crisi abitativa del Grattacielo, avrebbe tenuto una posizione di parziale chiusura alle sollecitazioni ricevute durante l’incontro in Prefettura”.
A rispondergli non è il sindaco Alan Fabbri ma l’assessora Cristina Coletti che fa notare, in linea con il racconto che l’amministrazione ha portato avanti fin dall’inizio della crisi, come “l’inagibilità dell’immobile dipende dai mancati interventi di messa in sicurezza”. In particolare si riferisce a quelli legati alle normative antincendio al centro di diversi verbali dei Vigili del Fuoco, non ultimo quello protocollato il 19 gennaio del 2026 che ha poi spinto il sindaco Fabbri a emettere due ordinanze per lo sgombero delle Torri A e C. La B come da cronache, era già evacuata a seguito dell’incendio dell’11 gennaio.
Non soddisfatto Davide Nanni, “ma soprattutto – aggiunge – non lo sono le 500 persone che hanno perso la loro casa, una delle più grandi tragedie che hanno colpito Ferrara dal dopoguerra ad oggi”.
Sara Conforti (Pd) chiede invece se non fosse stato possibile, già dal 2023, “intervenire sulle criticità note, oppure – almeno – programmare un percorso graduale e tutelato che mettesse al centro i nuclei più fragili?”
Questo perché “già nel 2023 – come da ultime inchieste giornalistiche – a seguito di procedimenti giudiziari poi archiviati, emergeva con chiarezza che le inottemperanze non erano generalizzate, ma riferibili a una quota residuale di proprietari”.
Inottemperanze che, stando alle parole dell’assessora Cristina Coletti, non sono mai pervenute al Comune di Ferrara e “subito dopo averne avuto notizia dalla stampa ci siamo immediatamente attivati per averne copia”.
Anche in questo caso non soddisfatta Sara Conforti che però spera che questo “porti ad una assunzione di responsabilità diversa”. Diversa rispetto a quanto messo in campo dal Comune a seguito dello sgombero delle Torri per cui definisce l’intervento attuato “tardivo e raffazzonato”.
Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) chiede invece lumi in merito alla presenza del Comune all’assemblea di condominio Grattacielo avvenuta prima dello sgombero. Il Comune è infatti proprietario di diversi immobili mentre stando alle informazioni stampa raccolte dal consigliere il direttore generale Mazzatorta è intervenuto inizialmente per presentare le ordinanze ma ha poi lasciato l’assemblea.
A rispondere è il vicesindaco Alessandro Balboni che indica in 8 le unità immobiliari del Comune all’interno del Grattacielo, tutte al piano terra. Cinque di queste sono state acquistate prima del 2019 e tre dall’amministrazione Fabbri, un patrimonio che “pesa per 49,7 millesimi rispetto al totale del condominio”.
Il direttore generale è stato delegato dal sindaco ed è stato concordato che intervenire all’inizio per poi lasciare la seduta per evitare conflitti di interesse. L’assemblea, spiega Balboni, era convocata “per deliberare su provvedimenti contingibili ed urgenti del Comune ed eventuali impugnazioni di fronte alla giustizia amministrativa”.
Non soddisfatto Fiorentini “almeno per quanto riguarda l’assenza di rappresentanti del Comune almeno per ascoltare cosa si dicesse”.
L’ultimo question time è stato presentato da Anna Chiappini (Pd) che chiede all’amministrazione se “si è attivata per tutti i casi di fragilità di cui il Comune è a conoscenza una soluzione abitativa temporanea sostenibile?”
“Il Comune – ha risposto l’assessora Cristina Coletti – attraverso Asp ha puntualmente individuato soluzioni abitative temporanee per i nuclei fragili. Parliamo di 76 persone così costituite: 38 adulti, 34 minori, due anziani e due disabili”.
“Prendiamo atto di questi dati – risponde in chiusura Chiappini -, ci risultava che non fossero presi in carico e verificheremo”.
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