Dopo lo sgombero delle torri A e C del Grattacielo di Ferrara, avvenuto giovedì 12 febbraio, si accende il confronto politico e umano attorno a una delle operazioni più delicate degli ultimi anni in città.
Il sindaco Alan Fabbri, che non era presente durante le operazioni, ha commentato sui social parlando di un intervento svolto “senza problemi”. Nel post ha inoltre criticato i consiglieri comunali di opposizione presenti sul posto – in particolare, ha attaccato Anna Zonari de La Comune e la dem Anna Chiappini -, accusandoli di “rincorrere i fragili e fotografare bambini e famiglie, intrufolandosi senza alcun titolo oltre il cordone di polizia”. Una ricostruzione respinta dalle stesse consigliere, che hanno dichiarato di essere state autorizzate a entrare proprio dalle stesse forze dell’ordine.
Nel medesimo intervento, il primo cittadino ha fatto riferito a un “unico momento in cui una persona ha iniziato a urlare di aver sempre pagato tutto, ‘anche gli ascensori'”, sostenendo che non si trattasse “neppure di un proprietario” e che, nonostante ciò, “vista la situazione di fragilità, è stata trovata anche per lei una soluzione temporanea”.
Proprio quella scena – una donna che urla disperata – è stata ripresa in un video pubblicato sui nostri canali social. La redazione ha raccolto la testimonianza della figlia, Mihaela, che chiede di parlare mantenendo la madre lontana dai riflettori. La donna, di origini moldave, viveva nella Torre A dal 2010, prima come inquilina in affitto e poi, quattro anni fa, aveva acquistato l’appartamento.
“Ha sempre pagato tutto – racconta Mihaela -. Era consapevole delle difficoltà dell’edificio e della zona, ma con grandi sacrifici ha continuato a investire nell’appartamento e nel condominio”.
La madre lavora a tempo pieno come badante a Formignana, dove vive e dorme per assistere un’anziana. L’appartamento al Grattacielo era stato lasciato alla seconda figlia, regolarmente residente con il marito e i tre figli.
“È sconvolta e incredula – prosegue Mihaela -. Non vuole credere che in un Paese europeo possa accadere questo. Pensava di avere più tutele ed è convinta che riavrà presto la sua casa. Ma noi sappiamo che probabilmente non sarà così”.
La mattina dello sgombero, la figlia l’ha avvisata con urgenza di arrivare alla Torre. “Non poteva lasciare il lavoro, ma è giunta di corsa. Dentro quell’appartamento c’è tutta la sua vita”.
Secondo il racconto della famiglia, quelle urla non erano un gesto di rabbia o protesta, ma uno sfogo dettato dall’incredulità. “Non è una criminale – dice Mihaela -. Questo non dovrebbe essere uno Stato di diritto? Abbiamo diritto di dormire in un posto sicuro, siamo essere umani”.
La sorella di Mihaela, residente al Grattacielo con la famiglia, si è trasferita a Ferrara pochi anni fa, anche a causa delle tensioni tra Ucraina e Russia. “Non vogliamo vivere sulle spalle dello Stato o del Comune. Vogliamo la nostra casa, pagata con i nostri sacrifici”.
“Non siamo ricchi – aggiunge Mihaela -. Mia madre ha comprato quell’appartamento perché era ciò che potevamo permetterci, non avevamo le possibilità di acquistare in centro a Ferrara. Abbiamo sempre pagato tutto, tra spese condominiali, ascensore, porta antincendio. Tutto”.
Oggi, racconta la figlia, la madre e così come i giovani figli della sorella faticano a dormire. “Mia mamma continua a chiedersi: se dovesse morire l’anziana che assisto, dove andrò? Senza un piano per tornare a casa mia, cosa farò?”.
Per la famiglia della sorella è stata individuata una sistemazione temporanea dai servizi sociali, ma – secondo quanto riferito – solo la mattina stessa dello sgombero. “Da gennaio ci eravamo rivolti all’Asp senza ricevere risposte concrete. Il giorno dello sgombero non era nemmeno nell’elenco delle famiglie da sistemare”.
Una versione che apre interrogativi sulle modalità di presa in carico e sulla comunicazione preventiva alle famiglie coinvolte, già denunciata dalle associazioni Cittadini del Mondo e da Luca Greco che in queste settimane si sono spesi ogni giorno per accompagnare allo sportello le famiglie sfollate.
Il paragone che Mihaela utilizza è forte: “Non è tanto diverso da un’alluvione. Perdiamo tutto: fotografie, mobili, ricordi. Come facciamo a tirarli fuori? Come facciamo a traslocare? Dove li mettiamo? Lì dentro lasciamo tutta la nostra vita”.
La sensazione, per chi si è ritrovato a dover fare i conti con un trasferimento forzato, è quella di aver perso, insieme a una casa, anche un pezzo della propria identità. Oltre a diritti, ricordi e dignità.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com