Emergenza Grattacielo. Il Terzo Settore in prima linea
Di fronte all'emergenza che ha coinvolto le persone sfollate dal Grattacielo di Ferrara nella giornata di giovedì 12 febbraio, il Terzo Settore si è messo subito al lavoro
Di fronte all'emergenza che ha coinvolto le persone sfollate dal Grattacielo di Ferrara nella giornata di giovedì 12 febbraio, il Terzo Settore si è messo subito al lavoro
La nomina del dottor Pavanati, conferita a seguito di procedura selettiva pubblica, deriva dalla solida esperienza clinica, organizzativa e gestionale che ha maturato nell’ambito della psichiatria
Concluso con grande partecipazione ed entusiasmo il progetto di sensibilizzazione promosso da Ail Ferrara presso l’Istituto “L. Einaudi”
Nell'anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e dell’elezione dell’Assemblea Costituente, l’Istituto Gramsci di Ferrara e la Fondazione L’Approdo, in collaborazione con Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, Cgil Ferrara e Legacoop Estense, promuovono un ciclo di otto lezioni dedicate alla Costituzione italiana, affidate al professor Gianfranco Pasquino
Una ex residente denuncia lo sgombero del Grattacielo di Ferrara come un trauma umano e sociale, accusando clima di razzismo e responsabilità condivise
di Riccardo Giori
Nonostante la pioggia e il vento freddo circa duecento persone si sono radunate sabato 14 febbraio all’ingresso del parco Coletta per partecipare al presidio per gli sfollati del grattacielo, tra loro molti giovani studenti arrabbiati e frustrati da un mercato abitativo ormai saturo, oltre a diversi inquilini del grattacielo ancora in cerca di risposte.
Organizzato da diverse sigle politiche e dell’associazionismo ferrarese tra cui Cittadini Del Mondo, Fronte della Gioventù Comunista (Fgc), Centro di Promozione Sociale La Resistenza, Unione Sindacale di Base (Usb) e il collettivo Ferrara Transfem e trasformatosi poi in corteo fino al centro cittadino, dall’imponente ombra del grattacielo sgomberato due giorni fa da tutti i suoi inquilini molti i cori di rabbia levatisi, indirizzati perlopiù all’amministrazione comunale rea di non aver saputo gestire la situazione generatasi dal più grande sgombero nella storia della città.
Il primo a parlare dal microfono è Giovanni Ragusa, esponente ferrarese di Fgc: “Dobbiamo dirlo chiaramente che la Giunta comunale Fabbri è la prima e più importante responsabile di questa tragedia, ma non l’unica, perché da 30 anni si sa che all’interno di questa struttura c’erano delle cose che non andavano bene, qui siamo anche per dire che le responsabilità sono dell’oggi ma sono di ieri e testimoniano di un disinteresse generale verso la vita delle classi popolari. Ma il sindaco Fabbri ha anche una grossa responsabilità nel parlare di un’operazione necessaria alla tutela della vita di queste persone. Quale tutela c’è nello sbattere per strada 500 persone, bambini, neonati, donne incinte, gente che si alza alle 6 mattina per lavorare?”.
Ragusa non solo punta il dito sull’attuale amministrazione accusandola di non aver fatto nulla per evitare l’ordinanza di sgombero, ma aggiunge che tutto questo faccia parte di un più ampio piano speculativo con l’obiettivo di trasformare radicalmente le torri del grattacielo: “Fondamentalmente da quello che abbiamo potuto sapere da alcuni condomini ci sono già stati dei contatti da parte di agenzie immobiliari per chiedere a quanto sono disposti a vendere la propria casa ma anche senza questo non ci voleva troppa immaginazione per capire il perché, questo è uno stabile enorme, ci stavano 500 persone ed è evidente che l’operazione è quella di voler rendere poi questo posto sede di affitti di lusso, sede di Airbnb, magari studentati privati perché è quello che sta succedendo non solo a Ferrara ma in tutta l’Italia”.
Di questi contatti da parte di agenzie immobiliari abbiamo chiesto conferma anche ad alcuni condomini presenti al corteo che però non hanno voluto rilasciare dichiarazioni preferendo restare anonimi. “Tante e tanti hanno paura ad esporsi perché la situazione è molto delicata, con il fatto che non è stato dichiarato lo stato di emergenza, tante persone, lavoratori, lavoratrici che hanno necessità del permesso di soggiorno ovviamente non se la sentono di esporsi”, dice Francesco Ganzaroli de La Resistenza, e i pochi che hanno parlato con i giornalisti presenti hanno rimarcato la disperazione del non sapere cosa ne sarà della loro casa. Svitlana è una di loro, ucraina del Donbas da vent’anni in Italia ha investito i suoi risparmi comprando un appartamento in una delle torri: “Io sempre pagato tutte le spese condominiali, più di 300 euro per la luce delle scale e gli ascensori, sono venuta in Italia per vivere bene e adesso mi ritrovo senza casa, tutte le mie cose sono ancora li dentro ma non le posso nemmeno andare a prendere”.
Prima che il corteo si muovesse verso viale Cavour, il microfono è passato ad Adam Atik di Cittadini Del Mondo confidando che molte persone frequentanti l’associazione hanno comprato casa al grattacielo negli ultimi anni, senza nascondere però alcune perplessità su come siano potute avvenire le compravendite degli immobili se già si sapeva che molti impianti non erano a norma. “Se appunto c’erano problemi di abitabilità, come sono potute avvenire le compravendite? Questo è proprio uno dei filoni su cui l’amministratore di questa città dovrebbe lavorare, ma che in questo istante non sta facendo”.
Atik ha voluto infine ringraziare “tutte le associazioni e anche ai privati che hanno ospitato queste persone, contribuenti al nostro comune, persone che lavorano giorno e notte per trovare una soluzione concreta, su cui l’amministrazione in questo istante sta fallendo e lo dobbiamo dire ad alta voce perché lavarsi le mani di questa emergenza ma allo stesso tempo decidere, allo stesso tempo decidere di andare avanti pagando concerti, mettendo i soldi in cose che non sono un’emergenza è una vergogna di cui questa amministrazione deve rispondere. Ancora, ripetiamo, le soluzioni devono essere trovate da parte di questa amministrazione perché il mondo del volontariato ha già messo una toppa da dove questa amministrazione non è riuscita a trovare delle soluzioni”.
A queste dichiarazioni fa eco Alessandro Arpidone del sindacato studenti indipendenti Link di Ferrara: “Le torri non sono solo degli accumuli di cemento, ma sono quello che 500 persone chiamano casa, minori, bambini e persone con fragilità. Alan Fabbri doveva invocare quello stato di emergenza e non far gravare sui singoli cittadini tutto quello che è stato un processo di assistenzialismo che ha portato queste 500 persone a non finire completamente per strada”.
Il portavoce del sindacato studentesco aggiunge poi che “è stata fatta una distinzione tra privati cittadini e pubblici cittadini, ma viene da chiedersi spontaneamente, chi è che vota? Chi è che compone quella cittadinanza che rappresenta Alan Fabbri? Noi siamo qui per far vedere che siamo soli dalle istituzioni, noi dovremmo essere rappresentati senza fare un distinguo tra chi è pubblico e chi è privato, ci sono persone e persone ma siamo tutti sotto la stessa città di Ferrara”.
Il corteo ha infine raggiunto pacificamente Piazza Castello dov’è terminato con un ultimo presidio, anche se la lotta per il diritto alla casa in questa città, secondo gli organizzatori, non è destinata ad esaurirsi nel breve periodo.
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