Copparo
14 Febbraio 2026
Approfondimento sui massacri delle foibe e sull’esodo giuliano-dalmata riemersi dall’oblio

Giorno del Ricordo, partecipato incontro con Chiara Sirk e Giovanni Stipcevic

di Redazione | 3 min

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Copparo. Quella dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è stata una drammatica pagina di storia, lasciata per decenni sepolta. Solo di recente, anche grazie all’istituzione del Giorno del Ricordo (celebrato il 10 febbraio di ogni anno) con la legge n° 92 del 30 marzo 2004, è stata fatta riemergere dal colpevole oblio cui era stata relegata.

A far rivivere la genesi e lo sviluppo dei terribili eventi che hanno avuto luogo a partire dall’autunno del 1943, sono stati Chiara Sirk e Giovanni Stipcevich, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Comitato Provinciale di Bologna, ospiti giovedì 12 febbraio dei corsi di cultura “Ugo Coluccia” organizzati dalla biblioteca comunale Anne Frank con il sostegno del Comune di Copparo. L’appuntamento, inserito tra le iniziative organizzate in occasione del Giorno del Ricordo, è stato aperto non solo ai corsisti, ma a tutta la cittadinanza che ha risposto con grande interesse.

A portare il saluto del sindaco e dell’amministrazione comunale è stato l’assessore alla scuola e alla cultura Francesca Buraschi che, oltre a ringraziare i relatori e la biblioteca comunale che ha curato l’organizzazione, ha rimarcato l’importanza di diffondere e far conoscere alla cittadinanza quanto accaduto nel dopoguerra nell’Italia Orientale: «Purtroppo, per oltre cinquant’anni quei fatti sono stati volontariamente nascosti, taciuti, oltre che omessi dai libri di storia, al punto che molte persone, pur avendo studiato, hanno saputo cosa fossero le foibe solo 25 anni fa. E questo è molto grave, perché tacere un fatto significa implicitamente negarlo. Quella compiuta nei confronti delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è stata dunque una grave forma di negazionismo. Ora, dato che i morti non hanno colore politico, e che quei morti erano cittadini italiani innocenti, è nostro dovere far conoscere quanto accaduto e soprattutto trasmetterlo alle nuove generazioni, perché chi non viene ricordato, muore due volte. Chi tace, invece, è complice di quegli atti».

Nel corso dell’incontro, Chiara Sirk – figlia di esuli – ha fatto emergere tutta la complessità della vicenda del confine orientale e le tragiche conseguenze che ne derivarono per gli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, vittime dei massacri delle foibe – le cavità carsiche in cui vennero gettati migliaia di soldati e di civili – operati dai partigiani guidati dal maresciallo Tito – e dell’esilio cui furono costretti donne e uomini da quelle zone. Tra loro vi fu Giovanni Stipcevich che, nel 1957 all’età di 14 anni, fu costretto ad abbandonare Zara in nave assieme alla madre, al padre e ai cinque fratelli «con due sole valigie», per raggiungere prima Fiume, poi Udine e infine il campo profughi di Laterina, nell’Aretino, che dal 1946 al 1963 ha ospitato gli esuli dell’esodo giuliano dalmata. In chiusura dell’incontro, Sirk ha dato una lettura dei motivi per cui la storia di quanto avvenuto sul fronte orientale sia stato nascosto per tanto tempo: «Perché nessuna forza politica, di qualunque orientamento, aveva interesse a far emergere quella pagina di storia; perché anche gli stessi esuli sono stati restii a parlarne, per non rivivere quel dolore. E, in ultimo, perché la guerra è stata persa dall’Italia e a farne le spese sono stati i popoli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia».

Oggi, quella storia ha rivisto la luce e si arricchisce progressivamente di tasselli: approfondire e ricordare quanto avvenuto non è solo un atto di verità e giustizia, ma un monito a non ripetere gli orrori del passato.

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