Attualità
12 Febbraio 2026
La sensazione diffusa, tra residenti e volontari, è quella di una gestione complessa e affrettata. Si respira incertezza sotto le torri: bambini sotto la pioggia e adulti che cercano risposte

Grattacielo. Sgombero tra famiglie divise e alloggi incerti

di Redazione | 3 min

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Una zona off limit guardata a vista dai reparti antisommossa della Polizia di Stato arrivati con due furgoni da Padova. Nessuno può entrare. Anche per i giornalisti l’area è off limit.

Mentre nel bar Mai Guai, riaperto con allacci autonomi, alcuni residenti delle Torri A e C bevono il loro ultimo caffè sotto le torri, gli occhi smarriti degli sfollati vanno su e giù dai corridoi. I primi hanno iniziato il trasloco forzato già prima dell’inizio delle operazioni, fissato per le 7 di mattina.

Qualcuno è riuscito a recuperare un furgoncino. Riesce a stiparlo all’inverosimile con sacchi di plastica e sporte di tela. Dentro ci sono tutte le sue cose. Chiude e riparte. “Sono stato anche fortunato, ho trovato un piccolo appartamento in affitto”. Altri non lo sono stati altrettanto. Non sanno dove andranno.

Fuori e dentro il cordone di sicurezza si affaccendano uomini e donne delle associazioni di volontariato per indirizzare i più spaesati. Alcuni nemmeno erano a conoscenza dello sgombero.

All’interno le forze dell’ordine controllano che gli appartamenti siano stati evacuati. Uno per uno, dall’alto verso il basso. Alla base gli assistenti sociali parlano con le famiglie. L’Asp, l’azienda comunale dei servizi sociali, spiega che le famiglie devono dividersi: gli uomini da una parte e donne e bambini dall’altra. Alcuni si oppongono. Gli stessi assistenti sociali non sanno quante persone potranno trovare sistemazione.

A cercare alloggi dell’ultimo minuto sono i volontari e il solito Domenico Bedin, presidente di Viale K. Qualche decina di persone verrà accolta in uno stabile fuori città dalla Caritas. Qualche unità verrà collocata nell’ormai strapiena sede di Cittadini del Mondo.

Sul posto anche diversi esponenti politici. C’è Paolo Calvano, consigliere regionale del Pd. Sul posto per controllare la situazione anche l’assessore regionale alle Politiche abitative Giovanni Paglia. Ci sono i consiglieri comunali Massimo Buriani, Sara Conforti, Anna Chiappini dei dem e Leonardo Fiorentini della Lista Anselmo.

Anche loro cercano di trovare soluzioni – per forza di cose temporanee -: chiamano al telefono amici, conoscenti, chiunque possa avere uno spazio.

Calvano punta il dito sulla mancanza di un monitoraggio preventivo: “Non si conosce la situazione all’interno delle Torri. Nei giorni scorsi andava fatto un censimento di quante persone effettivamente fossero ancora dentro. Adesso si ritrovano abbandonati al freddo e sotto la pioggia”.

Nella galleria della Torre A alcune famiglie con bambini piccoli attendono al riparo dalla pioggia. I più piccoli stringono i loro zainetti, mentre i genitori al telefono cercano soluzioni. Un padre protesta davanti agli agenti: “Non voglio lasciare mia moglie e i miei quattro figli, non è giusto”.

Altri chiedono solo di poter rientrare qualche minuto per recuperare gli effetti personali rimasti negli appartamenti. C’è poi chi cerca di accompagnare amici o parenti anziani, chi prova a offrire supporto. “Che mondo è se ci impediscono anche di aiutare” sbotta una volontaria. La tensione cresce con il passare delle ore. Alcuni residenti, riferiscono testimoni, si rifiutano di uscire.

La sensazione diffusa, tra residenti e volontari, è quella di una gestione complessa e affrettata. Si respira smarrimento al Grattacielo: famiglie separate, bambini sotto la pioggia e adulti che cercano risposte.

Nessuno dell’amministrazione comunale si è presentato per controllare il buon esito dello sgombero o per verificare che non ci fossero problemi. Né il sindaco, né gli assessori, né i consiglieri di maggioranza. La giunta ha mandato una sua comunicatrice, che ha ripreso con il cellulare i presenti.

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