di Fausto Gianella e Marta Evangelisti*
La questione della residenzialità storica nell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica non è un dettaglio tecnico, ma un tema politico e istituzionale di prim’ordine. Riguarda l’idea stessa di autonomia dei Comuni, il rispetto delle comunità locali e il modo in cui si costruisce equità sociale sui territori.
Le recenti prese di posizione dell’Assessore regionale Paglia e le comunicazioni diffuse vanno in una direzione che riteniamo profondamente sbagliata, ovvero quella di trasformare un presunto “atto di indirizzo” in un vero e proprio strumento volto a scoraggiare i Comuni dall’utilizzare il criterio della residenzialità storica. È un approccio centralista, che tradisce lo spirito della Costituzione e indebolisce il ruolo degli enti locali.
Sono i Comuni, che conoscono i bisogni reali dei territori, ad avere gli strumenti per calibrare le politiche abitative in modo responsabile ed efficace. Non la Regione dall’alto, con circolari e “linee guida” che nei fatti diventano imposizioni.
Il criterio della residenzialità storica non è, come qualcuno vorrebbe far credere, uno strumento di discriminazione. Anzi, quando correttamente bilanciato con gli altri indicatori di bisogno, risulta essere un principio di equità, coerente con i principi Costituzionali. Serve a riconoscere il legame con il territorio, il contributo dato nel tempo alla comunità, e a evitare che si creino distorsioni nelle graduatorie che minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Chi amministra le città sa perfettamente quanto sia importante questo principio.
Cancellarlo per via amministrativa, senza confronto con i Comuni, significa scegliere una strada ideologica, non una soluzione equilibrata. Perché si vogliono togliere agli enti locali strumenti utili a governare fenomeni complessi come il disagio abitativo?
Per questo abbiamo presentato una risoluzione in Assemblea legislativa che chiede alla Giunta di cambiare approccio e prendere una posizione netta: difendere davvero l’autonomia comunale, smettere di arroccarsi dietro posizioni ideologiche e aprire un confronto serio con i territori. Se il tema è il “peso” del criterio della residenzialità storica, lo si discuta, se serve una rimodulazione, la si costruisca insieme. Eliminarlo per principio è una scelta sbagliata e dannosa.
Eppure il criterio della residenzialità storica quando utilizzato in realtà a noi vicine governate dalla sinistra andava bene, ora invece cambia tutto.
Le politiche per la casa devono tenere insieme solidarietà e giustizia, tutela delle fragilità e rispetto delle comunità locali. La Regione dovrebbe essere un alleato dei Comuni, non un commissario politico. Dovrebbe ricordarsi che tutelare i cittadini, a partire da quelli che da anni vivono, lavorano e contribuiscono alla vita dei territori, non è uno slogan, ma è un dovere istituzionale.
*Consigliere regionale Fratelli d’Italia e capogruppo di Fratelli d’Italia
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com