“La relazione della Corte dei conti europea conferma ciò che denunciamo da tempo: la riforma della Pac non tutela né il reddito degli agricoltori né il futuro del settore”, spiega Stefano Calderoni, presidente di Cia Agricoltori Italiani Ferrara, commentando la bocciatura dei revisori Ue sull’impianto della nuova Politica agricola comune.
Nel dettaglio i magistrati contabili chiamati ad analizzare la riforma per il periodo 2028-2034 avvertono che l’integrazione dei fondi agricoli della Pac in un unico Fondo europeo eliminerà la specificità del sostegno al settore, aumentando la complessità burocratica e l’incertezza economica per i beneficiari.
Tale trasformazione strutturale rischia di compromettere la semplificazione amministrativa e la stabilità dei redditi, sollevando dubbi sulla reale capacità di proteggere il clima e la sicurezza alimentare.
“Con l’attuale Politica agricola comune siamo già schiacciati da eccesso di burocrazia e di regole asfissianti – continua Calderoni – una modalità che ha finito per premiare le grandi aziende, le uniche con strutture amministrative in grado di reggere un sistema così complesso, mentre le piccole e medie imprese sono state progressivamente schiacciate. Sono i numeri a parlare: a livello europeo a partire dal 2007 abbiamo perso il 44% delle aziende agricole, numero che a Ferrara sale al 50%, con la chiusura di quasi 5mila aziende in vent’anni. Una fuoriuscita drammatica che dimostra come le politiche europee, così costruite, abbiano contribuito alla desertificazione imprenditoriale delle campagne”.
Nel mirino finiscono eco-schemi, condizionalità e obblighi ambientali giudicati sproporzionati rispetto ai margini economici delle aziende. “La Pac – afferma il presidente di Cia Ferrara – è diventata un sistema sempre più complesso, carico di vincoli e adempimenti, che non garantisce risorse adeguate alle imprese. Anche a livello di richieste ambientali, si viaggia in un unico senso perché la transizione ecologica viene scaricata interamente sugli agricoltori, già messi sotto pressione da costi produttivi elevati e prezzi instabili”.
In una situazione, dunque, già molto complessa la riforma bocciata dalla Corte dei conti sarebbe un ulteriore, grave, peggioramento a livello di distribuzione delle risorse. “La riforma – conclude Calderoni – non corregge le distorsioni storiche: le risorse continuano a concentrarsi su pochi grandi beneficiari. Per questo serve una revisione profonda della Pac e speriamo che sia proprio lo stop che emerge dalla relazione della Corte dei conti serva per aprire una fase nuova, per una Politica agricola comune che rimetta al centro produzione, qualità del nostro Made in Italy e reddito agricolo, senza contrapporre agricoltura e ambiente”.
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