Politica
12 Febbraio 2026
Lettera al prefetto del noto architetto ferrarese: verifica tecnica sugli oltre 800 appartamenti Erp vuoti e possibile requisizione temporanea in caso di emergenza civile

Grattacielo: “Ecco come utilizzare gli alloggi pubblici sfitti per gli sfollati”

di Redazione | 3 min

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Una lettera articolata, dai toni rispettosi ma fermi, per chiedere un intervento concreto a tutela delle quasi duecento famiglie sgomberate dal grattacielo cittadino. A firmarla è l’architetto ferrarese Andrea Malacarne, che si rivolge direttamente al prefetto di Ferrara dopo le ordinanze di sgombero emanate dal sindaco.

Malacarne apre con un ringraziamento istituzionale all’interessamente dimostrato dal prefetto Marchesiello per la soluzione “dei drammatici problemi dei residenti nel grattacielo della città”. Un apprezzamento ribadito per la convocazione di un tavolo di confronto allargato a istituzioni, associazioni e rappresentanti dei cittadini.

Al centro della lettera vi è però una critica netta al comunicato diffuso dal Comune dopo la riunione in Prefettura, definito “irrispettoso” e orientato a ribadire “la intenzione del Comune, pur parte in causa, di non farsi carico del problema, definendolo questione privata”. Secondo Malacarne, la situazione non può essere ridotta a una controversia tra privati: “Mi pare invece del tutto evidente che quasi duecento famiglie improvvisamente private di un alloggio nel periodo più freddo dell’anno siano un problema sociale ed una emergenza civile di cui tutta la comunità, a partire dalle istituzioni che la rappresentano e governano, siano tenute a farsi carico”.

Da qui la proposta tecnica e giuridica. l’architetto richiama l’articolo 835 del Codice Civile: “Quando ricorrono gravi e urgenti necessità pubbliche, militari o civili, può essere disposta la requisizione (temporanea ndr) dei beni mobili e immobili. Al proprietario è dovuta una giusta indennità”.

Malacarne cita inoltre dati ufficiali secondo cui nel Comune di Ferrara oltre 800 dei circa 3.300 alloggi di edilizia residenziale pubblica risulterebbero attualmente vuoti, formalmente per mancanza dik fondi da destinare alla manutenzione. “Da tecnico mi rifiuto di pensare che tutti questi alloggi siano inabitabili e che una parte non possa essere resa agibile in sicurezza, con risorse minime, per casi di necessità ed emergenza”, scrive.

Poiché gli alloggi sono di proprietà comunale, il sindaco non dovrebbe ricorrere alla requisizione. In caso di inerzia, secondo Malacarne, potrebbe intervenire “altra autorità, quale il prefetto”. Primo passo operativo, la nomina di ua commissione di tre tecnici esperti “impostati a risolvere i problemi, non a crearne”, per verificare lo stato effettivo degli appartamenti sfitti.

L’architetto offre anche la propria disponibilità professionale: “Dichiaro, da tecnico, seppure pensionato, la mia disponibilità a mettere a disposizione senza alcun compenso la mia pluridecennale esperienza nel campo del recupero edilizio”. Una  soluzione che, precisa, “in nulla influirebbe sui tempi e modi di assegnazione degli alloggi pubblici ad aventi diritto”, trattandosi di immobili oggi non disponibili per le graduatorie ordinarie.

Nella nota inviata contestualmente alla stampa, Malacarne sottolinea la gravità dell’impatto sociale dello sgombero: gli abitanti sarebbero stati “buttati fuori da un giorno all’altro dalle loro case senza una struttura pubblica d’emergenza a cui appoggiarsi, senza soluzioni alternative, senza un punto d’ascolto appositamente predisposto”. E aggiunge: “Solo il volontariato, in questa vicenda, sta facendo il proprio dovere e molto di più”.

Nel mirino anche la scdelta politica dell’Amministrazione: “Con l’ordinanza di sgombero si fa pagare a tutti la colpa di pochi”, osserva, ricordando che già enl 2023 un magistrato aveva indicato al Comune, in quanto condomino, una possibile soluzione poi ignorata. Se l’Amministrazione ritiene di non dover intervenire, conclude, “forse altre autorità, dotate di maggior senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, dovranno farsene carico”.

Andrea Malacarne, laureato a Venezia nel 1974, ha svolto la propria attività soprattutto nel campo del restauro e del recupero edilizio, con incarichi di ricerca per la Soprintendenza e l’Istituto Beni Culturali regionale, e un’esperienza di insegnamento universitario a Ferrara. Da anni impegnato nell’associazionismo, è stato a lungo presidente della sezione ferrarese di Italia Nostra.

La sua presa di posizione riporta il dibattito sul piano dell’emergenza abitativa immediata, rinviando ogni riflessione sul futuro del grattacielo a una fase successiva. Per ora, sostiene, la priorità è garantire “soluzioni abitative dignitose, stabili e non provvisorie” agli sfollati.

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