“Dal 2023 non era già possibile intervenire sulle criticità note, oppure – almeno – programmare un percorso graduale e tutelato che mettesse al centro i nuclei più fragili?”. Una domanda semplice ma dirimente sulla questione Grattacielo posta da Sara Confordi (Pd) attraverso un question time rivolto alla giunta Fabbri.
La consigliera ricorda che “già nel 2023 – come da ultime inchieste giornalistiche – a seguito di procedimenti giudiziari poi archiviati, emergeva con chiarezza che le inottemperanze non erano generalizzate, ma riferibili a una quota residuale di proprietari”.
“Negli stessi atti – insiste Conforti- veniva indicata esplicitamente la possibilità per il Comune di intervenire con strumenti amministrativi diretti e mirati. Non si trattava quindi di una situazione indistinta o ingestibile, ma di una criticità circoscrivibile su cui l’Amministrazione poteva agire”.
Nel 2024 un ulteriore segnale di allarme è stata la relazione dei Vigili del Fuoco che parlava di “sicurezza non garantita” e segnalava carenze antincendio con insufficienti informazioni ai residenti e assenza delle condizioni minime per un esodo ordinato in caso di emergenza. Un atto ufficiale, trasmesso alle istituzioni competenti.
“È vero – ammette Conforti -: il Grattacielo è un problema che la città si trascina da decenni ma questo non attenua, bensì rafforza la responsabilità di chi governa oggi. Alle responsabilità penali pensa la magistratura; alla tutela delle persone, della loro salute e dei loro diritti deve pensare l’amministrazione comunale”.
Ciò che invece ci si trova di fronte oggi sono “ordinanze emergenziali che colpiscono indistintamente tutti, con ricadute pesantissime sulla vita quotidiana delle persone coinvolte”. “Parliamo – aggiunge – di famiglie con minori, studenti, persone con disabilità e cittadini fragili che stanno vivendo una condizione di forte stress e incertezza abitativa”.
I dati raccolti da realtà come Caritas con la sua Unità di Strada mostrano una situazione “preoccupante” con diversi nuclei che non dispongono di alternative. “Molte persone – spiega la consigliera – rischiano la perdita della residenza e l’interruzione dei percorsi di cura e assistenza”.
“Questo non è solo un tema abitativo, ma una questione di salute pubblica e coesione sociale – conclude Conforti -. La domanda resta quindi netta: perché dal 2023 non si è intervenuti sulle criticità già note, oppure non si è costruito per tempo un piano di uscita graduale, governato e tutelato, attraverso un coordinamento interistituzionale che garantisse soluzioni abitative dignitose e sostenibili per i nuclei fragili? Farlo prima avrebbe probabilmente evitato l’emergenza che stiamo vivendo oggi”.
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