Attualità
11 Febbraio 2026
In 300 al presidio al parco Coletta: le accuse dirette a Fabbri e a Coletti e le voci dei residenti. Giovedì lo sgombero delle Torri A e C

Emergenza Grattacielo. “Una vergogna per Ferrara”

di Elena Coatti | 3 min

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“Questa città si macchierà di una vergogna infame per colpa di Fabbri e Coletti”. È con queste parole dure che si è aperto ieri – martedì 10 febbraio – il presidio per l’emergenza del Grattacielo di Ferrara, andato in scena all’ingresso del parco Coletta.

Almeno trecento persone si sono ritrovate nel giardino ai piedi delle torri: residenti, sfollati, volontari, associazioni e semplici cittadini, uniti da un filo comune fatto di paura, rabbia e incertezza. Ma anche tanta solidarietà.

A prendere per primo il microfono è stato Andrea Firrincieli, ex colonnello dei Carabinieri e ora rappresentante di Cittadini del Mondo. La sua voce ha dato subito il tono a un tardo pomeriggio carico di tensione emotiva. “Sto uscendo da giorni di grande sofferenza – ha detto – perché parlare con le persone che abitano al Grattacielo, percepirne la paura, il dramma, vedere persone di 50 o 60 anni piangere perché non sanno nulla del loro destino è una cosa che ti strappa il cuore”.

Nel suo intervento, Firrincieli ha chiamato direttamente in causa il sindaco Alan Fabbri, accusandolo di aver definito “coraggiosa” l’ordinanza di sgombero. “Ci auguriamo che abbia il coraggio di presentarsi quando la gente verrà portata fuori dalle proprie case – ha incalzato -, quando urlerà e piangerà. Lì vorremmo vedere il suo coraggio“. L’ora X scatterà infatti domani, giovedì 12 febbraio, dove ai piedi del Grattacielo è previsto un presidio per assistere allo sgombero, dalle 7 del mattino.

Nel mirino anche l’assessora Cristina Coletti. “Questa – ha detto Firrincieli – sarà la cerimonia più importante per Ferrara, più di qualsiasi festa: qui toccheremo con mano la miseria, la mancanza di rispetto e di dignità”. Una sfollata della Torre B racconta di essere stata ricevuta dall’assessora Coletti: “Tanti baci e abbracci quell’11 gennaio, poi non una parola. Poi non eravamo più nemmeno ‘sfollati'”.

Dal microfono sono arrivate anche voci di vita quotidiana, quelle che danno un volto concreto ai numero. Una giovane madre, residente con due bambini, ha denunciato: “Io in questa casa ci sono cresciuta. E da un momento all’altro mi dicono che, se voglio la mia casa, devo pagare 30mila euro. Ho due bambini. Ora sono in una comunità, ma tra sei mesi devo andarmene. E poi dove vado? Per strada? Mi hanno detto di tornare dal padre dei miei figli, che mi ha sempre picchiato“.

E ancora un’altra testimonianza, quella di Alessio Bettoli, residente della Torre B, che guardando verso il Grattacielo racconta di averci lasciato metà della sua vita: “E ora non possono nemmeno entrare a prendere i miei oggetti personali perché dovrei pagare mille euro per dei vigilanti. Perché non può farlo la forza pubblica, che paghiamo con le nostre tasse?”.

Bettoli ha allargato lo sguardo, andando oltre l’emergenza immediata. “I problemi del Grattacielo non sono nati con l’incendio. Vanno avanti da anni. Nel 2019 questa giunta si insediò festeggiando proprio qui sotto, dicendo che sarebbe stata l’amministrazione di tutti. Oggi di certo non lo è per le persone che abitano qui”. E aggiunge: “Ci parlano di milioni di euro di debiti, ma senza carte chiare. Intanto stiamo spendendo più soldi ora per non avere una casa. Sembra una macchina architettata per farci fuori“.

Il presidio si è chiuso con un appello alla solidarietà. “Questo non è solo un problema di chi vive al Grattacielo – ha ribadito Bettoli – se trattano così noi, domani può capitare a chiunque“.

Intanto il calendario corre veloce. Giovedì 12 febbraio è previsto lo sgombero delle Torri A e C. A marzo, invece, una manifestazione regionale. L’interrogativo più grande che rimane, tuttavia, è su quale prezzo umano la città sia disposta a pagare di fronte a un’emergenza che non è più soltanto abitativa, ma profondamente sociale.

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