Eventi e cultura
11 Febbraio 2026
Mostra dell'artista presso la Sala Neo Estense, in corso Porta Reno 17 a Ferrara

Laura Aprile a Ferrara: “Aura”

di Redazione | 2 min

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Venerdì 13 febbraio alle ore 18 inaugura a Ferrara la mostra di pittura di Laura Aprile, dal titolo “Aura”, a cura di Filippo Lotti. La presentazione della mostra sarà affidata allo sceneggiatore Mario Cristiani.

La mostra sarà visitabile dal 13 febbraio al 13 marzo, dal lunedì al venerdì, con orario 9–13 e 15–18.30, presso la Sala Neo Estense, in corso Porta Reno 17, Ferrara.

Il titolo della mostra evoca un’atmosfera particolare che circonda l’essenza profonda e intima della donna.

Laura Aprile, siciliana di nascita ma fiorentina di adozione dal 1990, è una pittrice che esplora il nudo femminile con una sensibilità unica, intrecciando tradizione accademica e introspezione personale. Le sue opere sono un viaggio nell’essenza del femminile, tra forma, colore ed emozione, dove la donna diventa simbolo di vita, bellezza e complessità umana.

La figura della donna nuda diventa simbolo di vita, origine e forza sensuale, evocando concetti universali di amore e bellezza propri della pittura classica. Spogliata di convenzioni e maschere sociali, la figura femminile incarna la verità e l’autenticità, ma anche l’ambiguità e il dualismo tra sacro e profano.

Attraverso uno stile caldo e luminoso, Laura Aprile rappresenta la donna come figura al tempo stesso ideale e autobiografica, esplorando l’essenza del femminile e la complessità dell’esistenza umana. Le selezionate opere in mostra, che raccontano la ricerca pittorica dell’artista negli ultimi dieci anni, invitano a un’analisi profonda e silenziosa, diventando specchio delle metamorfosi della vita.

«Le pieghe languide e sensuali dei corpi femminili – scrive Mario Cristiani – si offrono ai nostri occhi con la consapevole volontà di non esaudire ogni desiderio o raccontare mai tutto, per lasciare al contrario dietro di sé molto di non detto e ancora da conquistare, se meritevoli di fiducia o capaci di coglierlo.

La torsione di un collo che si volta, una massa di morbidi capelli che scendono a velare, un oggetto che si frappone: tutto sembra concorrere a impedire che si possa credere, dell’essenza della figura rappresentata, di averla conosciuta. Ancor più, di averla posseduta.

Ci si interroga allora, smarriti e intrigati, su ciò che il corpo, il nostro corpo, può rappresentare. È vita, certo, con i suoi crismi di desiderio e timori, quella vita che soli davvero si conosce […]».

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