Ferrara è conosciuta per essere un luogo tranquillo, vivibile, oltre che essere la “Città delle biciclette”, come si legge sui cartelli di accesso alla città.
La bicicletta è il mezzo molto usato dai ferraresi sia per spostarsi nel centro urbano, che per raggiungere le vicine periferie.
Sulle strade di Ferrara, comunque, si nota una massiccia presenza di automobili, lunghe file di auto parcheggiate ricoprono lo spazio ai lati delle strade e contribuiscono a ridurre l’ampiezza della carreggiata, destinata allo scorrimento sia dei veicoli che dei ciclisti.
In Corso Giovecca, uno degli assi di attraversamento carrabile del centro storico, si è intervenuti con una segnaletica orizzontale che ha definito con chiarezza la corsia ciclabile per i ciclisti, i quali muovendosi tra le auto in sosta e quelle in movimento, sono a rischio, perché in balia del comportamento degli automobilisti.
La città avrebbe bisogno di un sistema strutturato di percorsi ciclabili e pedonali, che creino circuiti interconnessi così da formare una rete che colleghi tutte le parti della città. Ad oggi questa non è presente, non bastano i “rammendi”, ma occorrerebbe predisporre di politiche integrate che potenzino le reti ciclabili e il trasporto pubblico sostenibile, proponendosi come sistema alternativo all’uso dell’automobile.
Il trasporto su strada inoltre contribuisce assieme agli impianti di riscaldamento, a produrre l’emissione di gas inquinanti e “l’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in quanto responsabile dell’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile”, come si legge nel progetto nazionale “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”.
Nella zona medioevale soprattutto, sono state adottate misure per facilitare l’utilizzo della bicicletta, quali il consolidamento e l’estensione delle zone a traffico limitato e l’istituzione delle zone a 30 Km/h.
Nella zona di mia residenza, l’introduzione del limite di velocità a 30 Km orari e lo spazio delimitato per i pedoni in Via Naviglio, separando il traffico automobilistico dalle biciclette, sono state soluzioni apparentemente semplici, ma molto apprezzabili in termini di viabilità e di sicurezza per gli utenti. Altre zone della città dovrebbero essere prese in considerazione, come ad esempio la parte più moderna di Corso Isonzo/ Viale Cavour. Attualmente Corso Isonzo è uno degli assi della città molto trafficati e con alto rischio di incidenti, soprattutto durante le ore di punta, al mattino tra le 9 e le 11 ed al pomeriggio tra le 17 e le 19. Quando c’è maggiore congestione del traffico, aumenta pure il pericolo di incidenti, non solo per le auto, ma anche per gli utenti più vulnerabili come i ciclisti e i pedoni. Ho letto (dati estratti da: https://dati.comune.fe.it/dataset/stima-flussi-di-traffico) che nel periodo dal 2004 al 2024, il numero totale di incidenti gravi registrato in corso Isonzo è stato di 211 (in media, circa 10 all’anno) con 2 morti e 234 feriti (in media,11 all’anno). Il 23% degli incidenti(48) è avvenuto nell’incrocio tra Corso Isonzo e Via Cassoli (a ovest) e Via Garibaldi (est), causando 53 feriti. Un altro 36% (75incidenti) è avvenuto invece in corrispondenza della rotonda con Corso Piave ( a ovest) e Via Piangipane (est), con 84 feriti ed un morto.
Io, ad esempio, mi sento molto in difficoltà quando sto per attraversare la via, soprattutto nel tratto da me più frequentato e che va da via Cassoli verso Via Garibaldi, perché anche se le strisce pedonali sono ben segnalate, la via è molto larga ed è difficile prevedere la risposta degli autisti di entrambe le corsie di marcia, per cui parto e mi affido al destino, in uno stato di ansia.
Io non sono un addetto ai lavori, ma penso che la moderazione del traffico per mezzo di dossi prima dell’incrocio o, in alternativa, una segnalazione semaforica con video camera, o anche l’introduzione in Corso Isonzo della velocità 30 Km/h, potrebbero essere interventi utili a rallentare la velocità delle auto, e rendere più sicuro l’utente debole.
Il tema della sicurezza sulle strade è tanto importante che dovrebbe essere al primo posto e andare oltre le visioni politiche di parte, attraverso uno studio attento e continuamente monitorato che permetta in tempi rapidi di adottare modifiche strutturali e soluzioni tecniche che riducano i rischi e la pericolosità delle strade e che abbiano una ricaduta sulla salute di tutti, in particolare per i più vulnerabili.
Maria Sarto