di Federica Pezzoli
Qualità e potenza del gesto, cui si aggiunge la capacità di interpretare diversi linguaggi coreutici con grande versatilità: è quanto hanno mostrato sabato sera al pubblico del Teatro Comunale Claudio Abbado Ferrara i componenti della Nederlands Dans Theater (NDT2) con il trittico di coreografie “Folkå”, “Wir sagen uns dunkles” e “Fit”.
La serata inizia subito ad alta tensione con “Folkå” del coreografo basco Marcos Morau, che nelle note di regia descrive così il suo lavoro: “Folkå” è una cerimonia del nostro tempo che guarda al passato per ricordarci che continuiamo a celebrare la vita, attraverso riti mistici, qui immersi nella furia della contemporaneità, dove continuiamo a far parte di un ciclo senza fine”; insomma siamo di fronte a “una notte di offerta e di celebrazione”.
Le luci di Tom Visser sono fredde e inquietanti e non rischiarano la notte del palcoscenico, la cui oscurità lascia presagire forze minacciose. Ci sono l’angoscia e insieme la grazia, il gruppo di danzatori e danzatrici è a tratti forza salvifica, a tratti giudice impietoso; il singolo trova ora conforto dalla sua solitudine, ora diventa vittima per un sacrificio in nome dell’intera comunità. Evidente il richiamo alla Sagra della Primavera, ma con i colori di Guernica: un immaginario arcaico ricomposto nel linguaggio contemporaneo delle avanguardie.
Gesti ripetuti, posture spezzate di esseri che non sembrano avere consapevolezza di sé, ma si muovono con una danza ipnotica e sciamanica in un costante anelito di pietas che rimane inascoltato. Fondamentali le musiche di Juan Cristóbal Saavedra che si intrecciano con i canti tradizionali bulgari del London Bulgarian Choir diretto da Dessislava Stefanova.
Si passa poi a “Wir Sagen Uns Dunkles” del tedesco Marco Goecke e il gesto, ancora spezzato e meccanico, si fa frenetico e nevrotico. Il coreografo sfida gli interpreti in soli, pas des deux o momenti d’insieme, con movimenti rapidi, spigolosi e vibranti. Il titolo del pezzo in italiano suonerebbe “Ci raccontiamo cose oscure” e i danzatori rendono appunto leggibile un linguaggio che sembra voler esprimere l’inquietudine e la fragilità emotiva che è la cifra dei nostri tempi. Anche qui le scelte musicali sono indubbio valore aggiunto con le musiche dei Placebo che incontrano e si intrecciano con Schubert e Schnittke.
La serata si conclude con l’ironia di “FIT” dello svedese Alexander Ekman: “Per me l’adattamento e una forma di armonia”. Pezzi di un puzzle che costruiscono un insieme: ma cosa succede quando ci sono pezzi che non si incastrano, pezzi che provocano? Possono diventare una forza trainante trasformando l’insieme o addirittura creandone uno nuovo?
Ekmann lavora con intelligenza e ironia su queste domande e sul rapporto tra prevedibilità e scarto, controllo e deviazione. Dalla cupezza di “Folkå” siamo arrivati alla giocosità di interpreti in tutù e occhialini da piscina.
Il Nederlands Dans Theater (NDT2) è stato fondato nel 1978 da Jiří Kylián come compagnia di formazione, ma si è progressivamente affermato come ensemble autonomo e punto di riferimento per la danza contemporanea. Per i danzatori e le danzatrici, tutti fra i 18 e i 23 anni, la varietà dei linguaggi affrontati non è un mero esercizio di stile, ma il risultato di un progetto formativo. Il risultato offerto al pubblico ferrarese è stato una serata esaltante, di altissima qualità tecnica ed interpretativa, che ha rimesso al centro la danza in diverse sfaccettature come linguaggio universale.
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