Politica
8 Febbraio 2026
Coletti: "Siamo di fronte a un pronunciamento che esula dalla realtà dei fatti e ignora completamente il contesto sociale in cui vivono i cittadini"

Residenzialità storica. “Scontro” tra Comune e Corte Costituzionale

di Pietro Perelli | 5 min

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È destinata ad avere effetti anche a Ferrara la sentenza della Corte Costituzionale depositata lo scorso 8 gennaio che dichiara illegittimo il criterio di residenzialità storica per l’attribuzione di alloggi popolari (Erp). La Corte ha infatti dichiarato illegittima una norma della legge regionale toscana che attribuiva punteggi crescenti sulla graduatoria proprio in base alla durata della residenza o dell’attività lavorativa continuativa sul territorio regionale.

A prendere immediatamente posizione sulla sentenza è Cristina Coletti, responsabile del Dipartimento Casa, Politiche Abitative della Lega Emilia e assessore con delega alle Politiche Abitative del Comune di Ferrara.

“Siamo di fronte a un pronunciamento – ha sostenuto in una nota – che esula dalla realtà dei fatti e ignora completamente il contesto sociale in cui vivono i cittadini. Eliminare il criterio della residenzialità storica non è una scelta di giustizia, ma un attacco a chi oggi, dopo tanti anni di radicamento sul territorio, chiede di non essere lasciato indietro”.

La Corte Costituzionale, appellandosi all’articolo 3 della Costituzione – tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali -, sostiene che la legge del 2 gennaio 2019 della Regione Toscana “oblitera o rende recessivo lo stato di bisogno rispetto al radicamento territoriale”. Specifica inoltre che “viola il principio d’eguaglianza in senso formale (art. 3, primo comma, Cost.), in quanto determina, ai fini della formazione della graduatoria, una ingiustificata disparità di trattamento tra persone che versino tutte in condizioni di fragilità”.

E aggiunge che “si pone in contrasto con il principio d’eguaglianza in senso sostanziale” cioè quello che affida alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Per Coletti invece “la cancellazione del criterio della residenzialità storica nell’ambito dell’assegnazione degli alloggi popolari è un ritornello ideologico che continua a saltar fuori ogni volta che si rinuncia al buon senso per inseguire una visione astratta, lontanissima dalla realtà”.

Secondo l’assessora la “residenzialità storica non è un privilegio, come si vorrebbe far passare”. Lei e la Lega ritengono invece “sia il primo vero criterio di equità sociale, è il riconoscimento dei contributi che i cittadini hanno versato per costruire un sistema di welfare funzionante, che fosse di risposta a tutti”.

Sul tema si erano già espressi anche il Tribunale di Ferrara e la Corte d’Appello di Bologna che avevano imposto di modificare il regolamento riducendo l’incidenza sul punteggio in graduatoria attribuito in base agli anni vissuti nel territorio.

La Corte Costituzionale aggiunge invece che “non intende negare in assoluto che il criterio del radicamento territoriale possa essere preso in considerazione ai fini dell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica”.

Secondo i giudici infatti può invece essere legittimamente valorizzato il tempo trascorso in graduatoria, perché l’attesa prolungata rappresenta un indice concreto dell’aggravarsi della condizione di disagio sociale. Restare sul territorio pur senza ottenere un alloggio dimostra infatti la persistenza dello stato di bisogno e può giustificare un punteggio aggiuntivo.

Un criterio fondato sull’anzianità in graduatoria, e non sulla semplice durata della residenza, consente inoltre di valutare una prospettiva di stabilità: chi, pur in difficoltà, rimane nel territorio in attesa di una casa è meno incline ad abbandonarlo una volta soddisfatto il diritto all’abitazione.

Dal canto suo Cristina Coletti ha invece sottolineato come da quando è al governo della città Alan Fabbri ha “lavorato, nel solco di un impegno decennale, per invertire una tendenza che faceva passare per ultimi i cittadini con più anni di residenza sul territorio”.

Questo giornale ha invece sottolineato (qui e qui) il paradosso per cui da quando la giunta Fabbri è al governo della città, gli alloggi popolari assegnati a cittadini stranieri è maggiore rispetto a quelli assegnati durante l’amministrazione Tagliani. Se si guarda ai dati complessivi si nota che agli italiani nel 2025 è andato il 58% degli alloggi mentre il restante 42% è andato a cittadini stranieri, nel 2023 le percentuali erano 57% agli italiani e 43% agli stranieri. Nel Bilancio di sostenibilità di Acer Ferrara 2018–2019 emergono invece percentuali più contenute. La quota di assegnatari stranieri – riferita al livello provinciale e non comunale, sebbene il capoluogo concentri il maggior numero di alloggi – era pari al 39,57% nel 2017 (29,41% considerando i soli cittadini extra Ue), al 30,56% nel 2018 (27,77% extra Ue) e al 32,62% nel 2019 (26,74% extra Ue).

Coletti nella nota inviata alla stampa fa invece riferimento alle prima 100 posizioni dell’ultima graduatoria (2025) occupate per il 75% da cittadini italiani. “Di questi – scrive -, 34 sono nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità, 42 famiglie che al proprio interno hanno persone con disabilità e 55 anziani over 65. Il cittadino più anziano ad aver presentato la domanda ha 94 anni. Come si può decretare che una persona di 94 anni, che ha vissuto, lavorato e contribuito per decenni con le proprie tasse alla costruzione del nostro sistema di welfare, non possa avere un bisogno primario oggi?”

“Chi amministra un territorio – aggiunge Coletti – conosce lo stato della propria comunità e non è un caso se anche molti comuni del centrosinistra abbiano adottato il criterio del radicamento nei loro regolamenti in tema di Erp. Tra questi c’è anche il Comune di Ravenna, guidato sino a novembre 2024 dall’attuale presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, che nel proprio regolamento attribuisce una certa premialità a chi risiede sul territorio comunale da più di 10 anni”.

Va detto, in merito a quest’ultimo punto, che la sentenza della Corte Costituzionale si pronuncia su una legge di una regione storicamente governata, come l’Emilia Romagna, dal centrosinistra.

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