Un ponte tra Ferrara e Bruxelles, ma soprattutto un collegamento diretto tra Italia e Ue attraversando Bologna, il cuore pulsante istituzionale dell’Emilia Romagna: la giovane imprenditrice ferrarese Claudia Guidi, classe 1994, nativa di Codigoro, presidente di Anga – Giovani di Confagricoltura Emilia-Romagna, vicepresidente di Confagricoltura Ferrara e già presidente di Anga Ferrara, è da poco tempo entrata nell’orbita del Consiglio europeo dei giovani agricoltori (Ceja) in quanto componente di alcuni gruppi di lavoro all’interno dello stesso organismo.
“È un grande onore e una responsabilità portare la voce di chi ogni giorno fa impresa, investe, innova e presidia i territori rurali, e il Ceja – ha spiegato – permette di veicolare la visione e le esigenze dei giovani imprenditori agricoli italiani nei luoghi in cui si costruiscono le politiche che condizioneranno il futuro del nostro settore”.
La sua prossima partecipazione ai Gruppi di Dialogo (Cdg) previsti nella struttura operativa del Ceja, condurrà le parti al confronto diretto su diversi temi e Guidi è inserita in quelli che trattano in particolare di politiche agricole e di filiera: “Sono centoventi i giovani agricoltori provenienti da quindici Paesi selezionati a far parte dei Gruppi di lavoro”, ha precisato Guidi alla quale è stato conferito anche l’incarico di osservatore di mercato, sempre fino al 2028.
“Al centro del confronto europeo – ha aggiunto – la riforma della Politica Agricola Comunitaria (Pac), chiamata a sostenere davvero chi produce, e settori strategici, come quelli utilizzati per ottenere energia rinnovabile, fondamentali per la transizione energetica e la diversificazione del reddito agricolo, soprattutto in territori come quello ferrarese”.
“Il futuro dell’agricoltura emiliano-romagnola passa dalle nuove generazioni come motore reale del cambiamento in un settore che sta affrontando una delle fasi più complesse della sua storia recente”, ha ricordato l’imprenditrice.
“Fare l’imprenditore agricolo oggi – ha aggiunto – è diventato estremamente complesso e nonostante tutte le difficoltà e un’incertezza aggravata da burocrazia e vincoli normativi crescenti, margini sempre più compressi, costi produttivi instabili, concorrenza globale, e con gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico che mettono quotidianamente alla prova la resilienza delle aziende agricole, i giovani non stanno a guardare. Non siamo immobili. Stiamo solo cercando di costruire un modello agricolo nuovo, che poggia su pilastri chiari: innovazione, competenza gestionale e visione. Innovazione che significa ricerca genetica e varietale, tecniche di evoluzione assistita (Tea), agricoltura di precisione, meccanizzazione avanzata e digitalizzazione dei processi aziendali. Ma anche capacità di leggere i mercati e di utilizzare in modo consapevole strumenti finanziari, assicurativi e di credito e oggigiorno produrre non basta più, serve produrre meglio, con maggiore efficienza, sostenibilità e capacità di gestire il rischio”.
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