“Come possiamo andare via con due figli piccoli e senza un tetto sotto cui ripararci?”. È la domanda che si fa Makrem fuori dallo Sportello Sociale Unico Integrato mentre aspetta il suo turno per entrare. Ad aiutare lui e altre 20 persone (durante l’intera giornata) sono volontari di Cittadini del Mondo e Luca Greco (sempre come volontario e non nel suo abituale ruolo di sindacalista).
Quello in Cittadella San Rocco è uno sportello “ordinario, che se viene caricato con un lavoro straordinario, poi il rischio è che non regga il colpo”, lo stesso luogo indicato dall’assessora Cristina Coletti “per i cittadini in difficoltà, tutti e non solo quelli del Grattacielo”.
“La nostra presenza qui questa mattina – fanno sapere i volontari di Cittadini del Mondo – è per sfatare il mito esposto da Coletti secondo cui sono state proposte soluzioni che però non ci sono“. Il problema sarebbe però l’imposs
ibilità di uno strumento ordinario di affrontare un evento straordinario come l’evacuazione del Grattacielo.
Luca Greco, che ha accompagnato una per una le persone fungendo da mediatore e – come lui stesso dice – da “rompiscatole”, spiega ai nostri taccuini di aver “voluto capire concretamente come funzioni la presa in carico delle persone fragili, anche alla luce delle dichiarazioni dell’assessora di ieri”. Coletti – prosegue – “ha affermato che tutte verranno prese in carico, ma volevo verificare cosa accadesse nella pratica”.
Tutte le persone che si sono presentate nella mattinata e nel pomeriggio del 5 febbraio hanno avuto un documento che attesta la presa in carico da parte dei servizi mentre, racconta sempre Greco, “negli scorsi giorni molte persone si erano già presentate agli sportelli: venivano raccolti i dati, ma non veniva rilasciata alcuna documentazione”.
A molti, secondo le testimonianze raccolte dai volontari, “era stato semplicemente detto che si trattava di una ‘questione privata’”.
Il foglio rilasciato viene invece visto come una prova formale della presa in carico: un documento “che attesta che le persone sono state ascoltate e che hanno raccontato la loro situazione”. Proprio questo è ritenuto un punto fondamentale: “Senza una traccia scritta è difficile chiedere conto di una presa in carico reale”.
Chiaramente non è la panacea di tutti i mali e non risolve tutti i problemi. Non potrebbe farlo “perché gli operatori allo sportello non hanno il potere di risolverli. Il passaggio successivo spetta ai servizi sociali”. Oggi però “queste persone hanno finalmente uno strumento per dire: ‘Io mi sono presentato, la mia situazione è stata segnalata, quando avverrà la presa in carico effettiva?'”.
E fino a ieri – stando alle testimonianze dei volontari – questo non accadeva. Lo stesso Greco si era presentato e aveva dovuto insistere in un’altra occasione per aiutare una famiglia ad ottenere il documento. “Ma non può funzionare così – ci dice -, sulla base di chi ‘rompe le scatole’. Tutti avrebbero diritto allo stesso trattamento, soprattutto persone che si sono presentate due, tre, quattro volte sentendosi sempre rispondere che ‘non si poteva fare nulla’”.
Si tratta di famiglie, almeno quelle che si sono presentate nella giornata del 5 febbraio, che nella gran parte dei casi hanno figli minori a carico e risultano regolari sul territorio con un lavoro, spesso a tempo indeterminato.
Anche solo la presenza di minori rende difficile “sentir dire che ‘non si tratta di un’emergenza’, lo è eccome”. Lo è perché si tratta di molte persone e perché il mercato immobiliare a Ferrara è saturo, anche chi potrebbe permettersi un affitto fa fatica a trovarlo in poco tempo senza dimenticare che “in molti casi basta il cognome per sentirsi rispondere che ‘l’alloggio non è più disponibile'”.
Per questo secondo Greco “sarebbe fondamentale – come detto anche dall’assessore Paglia – che la Regione si facesse garante, intermediaria tra inquilini e proprietari. Se a fianco del cittadino c’è un’istituzione che garantisce, la diffidenza diminuisce. È per questo che servono tutti i soggetti: enti pubblici, proprietari, gestori degli affitti, banche”.
Il problema poi non riguarda solamente la casa, ma tutto ciò che gira attorno alla vita di una famiglia: scuola dei figli, permessi di soggiorno, lavoro, mutui, affitti già in corso.
Non stanno chiedendo delle case popolari, non stanno chiedendo di avere alloggi gratuitamente. Stanno chiedendo di essere supportati nel trovare una soluzione alternativa ora che la loro casa è stata dichiarata inagibile.
“Qui si tratta di trovare soluzioni concrete – dice Greco -. C’è chi ha la moglie incinta al settimo mese e una bambina di 11 mesi: dove va? Davanti a situazioni così non si può non porsi il problema umano, prima ancora che politico o amministrativo”.
Come loro tante altre famiglie hanno figli minori a carico, alcuni molto giovani, altri meno. Intanto quello di oggi è “un punto di partenza e ora vedremo se e come il sistema saprà davvero farsi carico di loro”.
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