Ferrara continua a fare i conti con una qualità dell’aria critica e con un’interrogazione consiliare rimasta senza risposta. È quanto denuncia il gruppo consiliare La Comune, che il 31 ottobre 2025 aveva presentato un atto formale rivolto al sindaco, al presidente della Giunta e all’assessore alle Politiche Sociali sulla base delle ordinanze Pair (Piano Aria Integrato Regionale).
Nel documento si evidenziava, sulla base delle rilevazioni ufficiali, “una situazione complessivamente problematica, con livelli di inquinanti atmosferici che superavano in maniera significativa i limiti previsti dalla normativa vigente”. In particolare, i dati relativi a PM10 e ozono indicavano “sforamenti in un numero consistente di giornate, 98, e una qualità dell’aria, secondo il rapporto redatto da Arpae per l’anno 2024, mediocre o scadente”.
Un quadro allarmante anche dal punto di vista sanitario. L’inquinamento atmosferico, ricorda La Comune citando fonti internazionali, è “molto dannoso per la salute”: secondo Iarc e Oms provoca “oltre 3 milioni di decessi prematuri ogni anno nel mondo”, alcuni dei quali legati a patologie tumorali. A livello locale, uno studio del 2021 stima che “a Ferrara, se si rispettassero i limiti e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le concentrazioni di PM 2.5, si potrebbero evitare ogni anno tra le 142 e le 213 morti premature”.
Alla luce di questi dati, e considerando che “il trasporto su strada è una fonte significativa di inquinanti (PM10, O3, NOx)”, le ordinanze Pair prevedono a Ferrara, per gli anni 2023-2026, il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 4 o inferiori dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria 8.30–18.30, su tutta l’area del centro abitato.
Proprio sull’effettiva applicazione di queste misure si concentrava l’interrogazione: La Comune ha chiesto “quanti controlli e quante sanzioni sono state emesse e quanto è stato incassato” per le ordinanze Pair 2023 e 2024, oltre a sapere “se l’assessore ritiene il numero di controlli e sanzioni congruo rispetto al numero di autovetture circolanti” soggette ai divieti.
A febbraio 2026, però, “sono trascorsi oltre 3 mesi senza che l’Amministrazione abbia risposto all’interrogazione”, una situazione che il gruppo definisce “in aperta violazione del regolamento, che impone un termine di 30 giorni”, nonostante i ripetuti solleciti.
Nel frattempo, i dati più recenti confermano il persistere del problema. In base ai bollettini Arpae e alle ordinanze comunali, fino a gennaio 2026 si contano “complessivamente circa 11-13 giornate di allerta smog effettiva”, concentrate soprattutto nel mese di gennaio. Dopo un primo episodio a dicembre 2025, le misure sono tornate in vigore dal 13 al 19 gennaio 2026 per sette giorni consecutivi, e poi nuovamente dal 22 al 23 gennaio.
Per La Comune, tutto questo rafforza la necessità di fare chiarezza: “Riteniamo importante una verifica dell’applicazione delle restrizioni imposte dalle ordinanze comunali e dell’efficacia di tali misure”.
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