“Occorre cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei”. Coldiretti lancia una iniziativa territoriale contro quella che viene considerata “un’evidente distorsione informativa nei confronti dei consumatori e che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi danneggiamdo l’immagine del Made in Italy nel mondo”.
“Sono molti purtroppo i prodotti stranieri, spesso Extra Ue, spesso di bassa qualità che vengono italianizzati grazie a lavorazioni anche minime permesse dalla regola della cosiddetta “ultima trasformazione sostanziale”, per essere poi esportati all’estero come Made in Italy, sfruttando l’attuale normativa europea. Da petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette e vengono esportati come Made in Italy, a cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori. Non manca l’ortofrutta trasformata, ad esempio come sottolio (carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano. Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato”.
Un malcostume, afferma Coldiretti, consentito dall’Unione Europea che si aggiunge a quello dei falsi prodotti italiani, che all’estero hanno raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpendo, seppur in misura diversa, tutti le specialità tricolori, a partire da quelli a Denominazione di origine. “Per invertire la situazione è quindi necessario mettere mano a queste norme, riscrivendo e chiarendo bene cosa si intende con origine dei prodotti agricoli ed alimentari”.
“Nei giorni scorsi – chiarisce il direttore di Coldiretti Ferrara, Alessandro Visotti – abbiamo scritto ai sindaci di tutti i comuni ferraresi, ponendo la questione del sostanziale inganno che sottende alle norme attuali del codice doganale, considerando importante che chi è espressione del territorio e dei cittadini e lo amministra, sia parte attiva nel richiedere modifiche di necessaria chiarezza e trasparenza, specie sul cibo. Abbiamo chiesto quindi che i consigli comunali possano adottare delibere a riguardo, sottolineando la necessità della tutela dei consumatori e nel contempo la difesa dei produttori e dei prodotti autenticamente italiani. Come già detto definire l’origine a seguito di una mera ultima lavorazione sia pure sostanziale contraddice e rende vana la indicazione d’origine che ogni alimento dovrebbe avere per rivendicare da quale Stato, regione o comune sia stato effettivamente coltivato o allevato, dando opportunità di scelta consapevole a chi acquista e possibilità di redditività ai produttori all’interno di una filiera realmente trasparente. Ci siamo messi a disposizione dei nostri Comuni per supportarli nella discussione e nell’adozione dei relativi atti, anche attraverso i nostri dirigenti locali ed i nostri Segretari di Zona ed auspichiamo che sia compresa l’importanza dell’iniziativa e la vicinanza che gli amministratori dei nostri territori, come in passato siano vicini e partecipi dell’iniziativa, dimostrando il desiderio dei ferraresi di essere correttamente e chiaramente informati su quello che ogni giorno si porta in tavola”.
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