Si terrà il 26 febbraio l’udienza cautelare davanti al Tar per decidere in merito al ricorso, avanzato dagli avvocati Fabio Nicolicchia e Corrado Caruso, contro l’ordinanza contingibile e urgente con cui il sindaco di Ferrara Alan Fabbri ha dichiarato l’inagibilità della Torre C del Grattacielo.
Gli avvocati si sono detti soddisfatti per la fissazione dell’udienza a stretto giro, anche perché consapevoli dell’impossibilità, viste le tempistiche, di arrivare a una data antecedente al 5 febbraio, termine ultimo fissato per lo sgombero. Il Tar non ha invece accolto la richiesta di sospensione dell’ordinanza, avanzata dalla difesa.
“Tengo a sottolineare – ha detto Nicolicchia ai nostri taccuini – che il ricorso al Tar è l’unico strumento che l’ordinamento mette a disposizione per far fronte a questa situazione. La stessa iniziativa che il collega (Gian Luigi Pieraccini, ndr) menziona, ovvero valutare collocazioni alternative, è proprio ciò che abbiamo fatto”.
Il riferimento è alle parole espresse da Pieraccini durante l’assemblea tenutasi la sera del 2 febbraio, quando aveva evidenziato come fossero poche le possibilità di successo contro l’ordinanza, ritenendo invece più utile intervenire sul fronte delle soluzioni abitative.
Nicolicchia ha quindi spiegato che il ricorso al Tar si fonda su censure di sproporzione delle ordinanze, non tanto perché mancherebbero situazioni di urgenza e pericolo, quanto perché l’amministrazione comunale non si sarebbe fatta carico delle ricadute sociali del provvedimento, soprattutto in inverno e a fronte di un numero così elevato di residenti. In sostanza, prima di disporre uno sgombero di massa, non sarebbero state offerte alternative abitative concrete.
“Lo strumento per contrastare questa scelta – ha aggiunto – era ed è il ricorso al Tar. Il senso della nostra iniziativa non è solo quello di contestare l’ordinanza, ma di esigere che la decisione venga ponderata tenendo conto anche delle esigenze abitative delle persone coinvolte”.
Nel ricorso gli avvocati hanno inoltre sottolineato come le difformità antincendio fossero già note da tempo, essendo state rilevate più volte dai vigili del fuoco e affrontate negli anni attraverso strumenti ordinari, come ordinanze dirigenziali, prescrizioni e un percorso di adeguamento che avrebbe portato alla realizzazione di circa due terzi dei lavori previsti, per una spesa complessiva di circa 800mila euro a carico dei condomini.
La difesa evidenzia anche che l’ultimo verbale dei vigili del fuoco, datato 19 gennaio 2026, descriverebbe una situazione sostanzialmente coincidente con quella del marzo 2024, senza che risultino aggravamenti rispetto alle criticità già rilevate due anni prima.
Secondo i legali, il provvedimento comunale violerebbe inoltre il principio di proporzionalità, producendo «un vero e proprio sgombero di massa» che incide sul diritto alla continuità abitativa di quasi cinquecento persone, senza la previsione di misure di accompagnamento o di emergenza abitativa.
Nel ricorso si evidenzia infine come l’ordinanza nulla disponga in merito a soluzioni volte a garantire la continuità abitativa, aggravando una situazione già critica in un mercato degli affitti definito “saturo”. Una scelta che, secondo la difesa, rischia di trasformare un intervento dichiarato a tutela della sicurezza in una misura di fatto permanente, destinata a espellere definitivamente gli abitanti dallo stabile.
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