Il 14 gennaio sono stati distribuiti anche davanti al nostro Liceo, il Liceo Ludovico Ariosto, i volantini di Azione Studentesca volti a creare un report nazionale sulla situazione delle scuole italiane.
L’idea di base di dare la possibilità agli studenti di esprimere la propria opinione riguardo alla scuola, luogo che vivono ogni giorno, non pone interrogativi. Questi, però, sorgono leggendo uno dei quesiti posti nel sondaggio: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti”.
Come Collettivo troviamo ambigua e pericolosa questa domanda. Quali sono gli obiettivi che hanno spinto a porla? Oltre a diffondere un clima di sospetto e intimidazione, che ricorda quello conseguente alla stesura delle liste di proscrizione, e a normalizzare la segnalazione ideologica, prendendo espressamente di mira i professori “di sinistra”, non ne troviamo altri. Ci chiediamo inoltre cosa intenda AS utilizzando il termine “propaganda”.
Perché parlare di antifascismo in classe non vuol dire “fare propaganda di sinistra”, ma difendere i principi della nostra Costituzione. Parlare di diritti umani non significa “indottrinare”, ma educare al rispetto dei diritti inalienabili di ogni individuo. Parlare di manifestazioni in sostegno al popolo palestinese, non corrisponde a “discriminare il pensiero degli studenti di destra” ma affrontare temi di attualità.
La scuola è infatti il luogo in cui si dovrebbe promuovere il pluralismo culturale, la libertà di parola, la capacità di sviluppare un pensiero critico. Inevitabilmente un professore si imbatte in argomenti legati alla politica e all’attualità, ma questo non è sinonimo di propaganda.
Confondere le due cose è una forzatura strumentale. Il quesito posto da AS è un attacco alla libertà di insegnamento, al diritto alla privacy dei docenti e, più in generale, ai principi fondamentali della nostra democrazia.
La scuola non deve essere apolitica, ma apartitica: l’unica propaganda che può se mai chiamarsi tale è dunque quella di AS, che opera come articolazione del partito politico al potere svolgendo attività di militanza, come distribuire volantini davanti alle scuole, incentivando la competizione partitica nei luoghi della formazione per poi ipocritamente invocare una rigida neutralità.
Rivendichiamo la libertà di espressione. Rivendichiamo la libertà di pensiero. Rivendichiamo la libertà di insegnamento. Il pluralismo non è propaganda.
Il Collettivo 25 Settembre
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