Attualità
2 Febbraio 2026
La Scuola di Sviluppo Territoriale a lezione con il noto costituzionalista

Sterpa: “La Costituzione non è un oggetto intoccabile”

di Redazione | 3 min

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La Scuola di Sviluppo Territoriale torna a interrogarsi sui pilastri della Repubblica. Incrociando storia, attualità e agenda politica. E lo fa partendo da una domanda tutt’altro che teorica – perché riformare le istituzioni conviene al Paese – e affidandosi a uno dei costituzionalisti più ascoltati nel dibattito pubblico. È questo il filo conduttore della lezione aperta organizzata il 30 gennaio che ha portato nella Sala dell’Arengo del Comune Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore di Diritto pubblico all’Università della Tuscia, per una conversazione sull’Italia che verrà.

Un appuntamento che ha confermato la vocazione della Scuola ad aprire il confronto alla cittadinanza e a trasformare temi complessi – dalla riforma della giustizia alla legge elettorale, fino al premierato – in occasione di discussione pubblica.

A portare i saluti istituzionali è stato il direttore generale del Comune di Ferrara, Sandro Mazzatorta, mentre la lezione è stata moderata dal giornalista Federico Di Bisceglie.

Sterpa ha scelto di partire da un assunto spesso frainteso nel dibattito politico: la Costituzione non è un oggetto intoccabile. «Le Costituzioni vivono nella tensione tra stabilità e cambiamento – ha spiegato –. Non è scandaloso modificarle, lo è pensare che debbano restare immobili». La Carta, ha insistito, non può essere una “mummia da museo”, ma uno strumento vivo, capace di adattarsi alle trasformazioni della società e delle istituzioni.

Il cuore della riflessione ha riguardato la stabilità di governo, indicata come una delle principali fragilità del sistema italiano. In assenza dei grandi partiti del Novecento, capaci di garantire coesione e continuità, il Paese ha spesso fatto ricorso a governi tecnici, larghe intese e persino a soluzioni eccezionali come la doppia elezione del Presidente della Repubblica per superare le crisi parlamentari. Da qui l’ipotesi di correttivi costituzionali: dall’innalzamento della maggioranza necessaria per eleggere il Capo dello Stato al ritorno del ballottaggio per il presidente del Consiglio, con l’obiettivo di rafforzare la durata e la solidità delle maggioranze.

Una stabilità che, secondo Sterpa, non è un valore astratto. «Incide direttamente sulla credibilità internazionale del Paese, sulla capacità di attrarre investimenti e sul costo del debito pubblico. Un sistema più stabile può programmare politiche a lungo termine», ha sottolineato.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla riforma del Consiglio superiore della magistratura e alla separazione delle carriere. Sterpa ha illustrato le ragioni della proposta, che mira a rafforzare la terzietà del giudice attraverso la creazione di due Csm distinti, uno per i magistrati giudicanti e uno per i requirenti, e l’introduzione di componenti estratti a sorte anziché eletti, per ridurre il peso delle correnti.

Nel finale, lo sguardo si è allargato alla partecipazione democratica e alla crisi dei corpi intermedi. I numeri parlano chiaro: oggi vota meno del 65 per cento degli italiani, con tassi di astensione particolarmente elevati tra i giovani e le fasce meno istruite. Un dato che Sterpa ha definito «allarmante» e che lega all’indebolimento di partiti, sindacati e associazioni, un tempo capaci di fare da ponte tra cittadini e Stato.

«Venuta meno questa mediazione – ha osservato – il cittadino resta solo davanti al potere e tende a rifugiarsi in forme di partecipazione estemporanee o digitali, spesso prive di radicamento e continuità». Da qui l’appello conclusivo a ricostruire sedi fisiche e simboliche di confronto, capaci di parlare alle nuove generazioni con linguaggi e strumenti innovativi. Perché, ha concluso Sterpa, «la democrazia ha bisogno di mediazione e di spazi condivisi. Senza una dimensione collettiva, rischia di ridursi a un monologo tra individui isolati e poteri lontani».

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