Lagosanto. Da una parte il professor Andrea Gallinelli, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Fisiopatologia della Riproduzione e Procreazione Medicalmente Assistita, che – oggi indagato assieme ad altri sette sanitari – preferisce non rispondere alle domande e rimandare ogni chiarimento alla direzione generale. Dall’altra, la dottoressa Nicoletta Natalini, direttrice generale dell’Ausl di Ferrara, che raccoglie l’assist e – davanti ai microfoni, incalzata dall’inviato Alessandro Sortino – evidenzia che, per quanto a propria conoscenza, “non ci sono stati danni agli embrioni, alle donne e alle coppie“.
Sono silenzi e smentite quelli ripresi dalle telecamere de Le Iene, il programma televisivo di Italia Uno che, durante la puntata di domenica 1° febbraio, ha mandato in onda il servizio, realizzato lo scorso dicembre, relativo all’inchiesta con cui la pm Barbara Cavallo ha ipotizzato, all’interno del centro Pma dell’ospedale del Delta di Lagosanto, il mancato rispetto di alcune linee guida, false attestazioni nelle cartelle cliniche delle pazienti e, in un caso, addirittura un procurato aborto.
A raccontare quest’ultima circostanza – già ricostruita nelle carte dell’indagine – è il papà della donna, intervistato telefonicamente dalla trasmissione Mediaset.
Secondo l’accusa, le avrebbero impiantato per sbaglio l’embrione di un’altra donna e, per rimediare all’errore, le avrebbero fatto credere che l’impianto non fosse andato a buon fine perché l’embrione era rimasto nel catetere utilizzato. Le avrebbero così somministrato un farmaco che le avrebbe spiegato essere necessario per la “pulizia” dell’utero in modo da poter predisporre un nuovo tentativo, ma che in realtà sarebbe stato funzionale all’aborto, senza però che la paziente ne fosse a conoscenza.
Interpellato dalla troupe, il professor Andrea Gallinelli si limita a poche parole: “Purtroppo non posso dire niente. Lei sa sicuramente che c’è un’indagine in corso. Se ha bisogno di risposte, credo che nessuno più della direzione generale…”. A quel punto Le Iene lasciano il Delta e raggiungono Cona, negli uffici della direzione generale dell’Ausl, dove incontrano la direttrice generale Nicoletta Natalini, che fa notare: “Se l’embrione è rimasto nel catetere, è rimasto fuori dal corpo della donna. Come fa, allora, ad aver procurato un aborto? Era fuori e non può aver dato origine a una gravidanza: sono due cose impossibili”.
Natalini insiste: “Per indurre un aborto bisogna prima aver dimostrato l’esistenza di una gravidanza. Due giorni dopo non è stata dimostrata alcuna gravidanza quindi, parlare di aborto indotto senza aver accertato una gravidanza è una contraddizione in termini“.
Tra le storie ricostruite dal programma televisivo figura anche quella di un’altra paziente, che ha denunciato all’autorità giudiziaria la mancata esecuzione dei controlli di fertilizzazione il giorno successivo al prelievo degli ovociti, in particolare nei venerdì e nei prefestivi. Controlli che, secondo l’accusa, sarebbero comunque stati attestati come effettuati sia nel database Fertylab sia nelle cartelle cliniche delle pazienti prese in carico dal Centro di Procreazione medicalmente assistita.
“La Procura sta indagando”, afferma Natalini. “Il controllo veniva fatto il primo giorno, ma anche in tempi seriati successivi. Non è un’indagine che o viene fatta in quel momento o non si ha più l’informazione». A smentire questa versione è però Angelo Tocci, ginecologo esperto di Pma, che interpellato da Le Iene ha sottolineato come invece risulti essere “fondamentale rispettare la tempistica, altrimenti non si ha più la possibilità di verificare l’avvenuta fertilizzazione”.
A parlare nel servizio, mettendoci la faccia, è anche una delle sanitarie in servizio all’interno del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita di Lagosanto. “Abbiamo fatto segnalazioni di irregolarità e di situazioni di insicurezza nella salvaguardia delle pazienti e in questo momento c’è un clima terribile”, afferma. Il riferimento è anche al procedimento disciplinare avviato dalla direzione generale dell’Ausl nei confronti della ginecologa dello stesso reparto che ha segnalato le presunte irregolarità. Nella lettera – mostrata da Le Iene durante il servizio – alla professionista viene contestato di aver “effettuato ripetutamente accessi non autorizzati al sistema informatico Fertylab Manager“.
Accessi in cui – si legge nel documento – la ginecologa avrebbe “non solo consultato dati sanitari di diversi assistiti in assenza di base giuridica e di necessità assistenziale o di ricerca, ma risulta che abbia anche inserito nel sistema informativo annotazioni ex post, prive di correlazione con un’attività sanitaria svolta e non supportate da alcuna motivazione clinica, alterando in modo improprio la documentazione sanitaria”. Sulla vicenda hanno chiesto chiarimenti sia la Fp Cgil sia il consigliere regionale Fausto Gianella di Fratelli d’Italia.
“Per una volta posso esprimere un augurio?” domanda Sortino a fine intervista. “Mi auguro che la Procura si sbagli, perché sarebbe proprio brutto” aggiunge. “Anche io, anche io” risponde Natalini.
L’indomani del servizio de Le Iene, la Direzione dell’Azienda Usl affida a una nota la propria replica e alcune precisazioni, constatando “con dispiacere, come ancora una volta una tematica così delicata come quella che riguarda la Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale del Delta venga portata agli onori delle cronache senza porre attenzione e delicatezza alle donne e alle coppie che stanno vivendo momenti di disagio ed apprensione, alimentando, per contro, preoccupazione e incertezza in loro”.
“L’Azienda – prosegue la nota – si è posta fin da subito a totale disposizione dell’Autorità Giudiziaria e ha agito in proprio, per quanto riguarda le procedure interne e disciplinari. Ma, soprattutto, fin dal primo momento, ha avuto cura ed attenzione a supportare e accompagnare le donne e le coppie nel proseguimento del percorso clinico-assistenziale, anche dopo la sospensione delle attività sanitarie all’ospedale di Lagosanto, nella massima consapevolezza dei propri obblighi istituzionali e dei principi etici. L’Azienda ha agito e continua ad agire nell’esclusivo interesse pubblico e dei propri assistiti, per supportare gli organi inquirenti al veloce raggiungimento della conclusione delle indagini e poter riaprire e riprendere il più rapidamente possibile l’attività del Centro Pma”.
“Come donna, e professionista responsabile della sanità ferrarese – dichiara la dottoressa Nicoletta Natalini – sono davvero offesa e addolorata per essere giudicata sulla base di pochi minuti di un servizio televisivo, costruito ad arte nell’esclusivo fine di suscitare polemica, estrapolato da oltre mezz’ora di intervista nel corso della quale ho risposto a tutte le domande in modo chiaro e contestualizzato. Rispondo alle polemiche con le azioni”.
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