Preoccupazione tra i produttori del pomodoro da industria per l’accordo sul prezzo per la campagna 2026. Un accordo che appare ancora in alto mare: mentre sono iniziate le trattative tra l’industria di trasformazione e le organizzazioni dei produttori, infatti, le distanze sembrano abissali e inconciliabili.
“Oggi – spiega il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, Stefano Calderoni – la proposta della parte industriale è inferiore del 30% rispetto a quello del 2025, mentre in Spagna, storica nazione produttrice, è stato appena chiuso l’accordo con un aumento del 5%”.
Nell’incontro del 22 gennaio scorso le parti non hanno ancora trovato una sintesi ma le aspettative sono di raggiungere e superare il prezzo stabilito lo scorso anno. “Con inflazione e costi di produzione in aumento – incalza Calderoni – non possiamo attestarci al di sotto di importi che già verranno erosi dalla attuale situazione economica, con l’aggravante che le rese potrebbero essere inferiori a causa dei cambiamenti climatici che mettono a dura prova i produttori. Il settore ha tanto da dare e non è corretto che la marginalità non venga riconosciuta solo alla parte industriale, ma deve andare anche agli agricoltori che producono pomodoro salubre. Nessun altro Paese, inoltre, offre la qualità dell’Italia che è il secondo produttore al mondo, dopo la California, in termini di volumi”.
L’auspicio è di giungere al più presto ad una risoluzione della trattativa e chiudere con un prezzo equo e, conclude il presidente di Cia Ferrara: “L’accordo va chiuso in tempi rapidi, così da poter consentire i trapianti con una giusta programmazione nelle campagne e dare certezze agli agricoltori, favorendo la stabilità all’economia aziendale”.
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