Lagosanto. “Pretendo rispetto per le donne coinvolte e pretendo che chi rappresenta l’azienda sanitaria si scusi non solo per gli eventuali errori medici, ma per l’atteggiamento mostrato. La fiducia tra cittadini e istituzioni si rompe quando la sofferenza viene trattata con leggerezza“. Non le manda a dire Cristian Bertarelli, sindaco di Lagosanto, commentando il servizio televisivo de Le Iene, andato in onda su Italia Uno durante la serata di domenica 1° febbraio, relativamente all’inchiesta giudiziaria sul Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale del Delta.
“Sento il dovere morale e istituzionale – esordisce il primo cittadino – di dare voce allo sgomento che attraversa la nostra comunità dopo la visione del servizio televisivo. Non si tratta più solo di un’indagine giudiziaria o di una complessa vicenda amministrativa: siamo di fronte a un racconto umano e sanitario che scuote le coscienze nel profondo e che merita un’analisi che vada ben oltre le scuse di rito o le rassicurazioni burocratiche. Guardando quelle immagini e ascoltando le testimonianze delle pazienti, ciò che emerge è un quadro di una gravità inaudita. Non posso accettare l’idea che all’interno di un’eccellenza del nostro territorio come l’ospedale del Delta, un luogo deputato alla creazione della vita e alla cura della speranza, si sia potuto consumare un inganno così atroce“.
Bertarelli prosegue: “Se quanto riportato corrisponde al vero, siamo di fronte alla negazione stessa dell’etica medica. Indurre una donna ad abortire attraverso la menzogna, somministrandole farmaci con il pretesto di una pulizia dell’utero per coprire un errore tecnico, è un atto che non trova giustificazioni né in carenze di organico, né in pressioni gestionali. È una ferita inferta alla dignità della donna e al diritto inalienabile di ogni paziente alla trasparenza. Ma c’è un dettaglio in quel servizio che mi ha colpito con la forza di uno schiaffo, e come rappresentante dei cittadini di Lagosanto non posso e non voglio ignorarlo: la risata della direttrice generale dell’Ausl, Nicoletta Natalini, di fronte alle incalzanti domande dell’inviato“.
“Quella risata, pur potendo essere figlia di un momento di imbarazzo o di una reazione nervosa sotto la pressione delle telecamere, è risultata, nel contesto di un dramma di tali proporzioni, profondamente fuori luogo, irritante e, oserei dire, offensiva” aggiunge il sindaco. “Non c’è nulla da ridere – dice – quando si parla di embrioni scambiati, di cartelle cliniche presumibilmente falsificate per coprire buchi nei turni del fine settimana, o di madri a cui è stato sottratto un figlio con il dolo. Un rappresentante delle istituzioni sanitarie ha l’obbligo di incarnare la gravità del momento; il sorriso e la sufficienza percepiti in quelle immagini rappresentano una distanza siderale dal dolore di chi ha vissuto quel trauma. Quella reazione è diventata, purtroppo, il simbolo di una gestione che sembra voler minimizzare l’accaduto parlando di «mancanza di danni accertati», quasi come se il trauma psicologico e la violenza dell’inganno non fossero essi stessi un danno irreparabile”.
Per il primo cittadino, l’analisi dei fatti, supportata anche dalle cronache locali che da mesi seguono il caso, “restituisce un clima interno al reparto di Pma che era già compromesso da denunce di mobbing e da una gestione dei laboratori a dir poco opaca. Il fatto che i controlli biologici venissero saltati nei weekend per mancanza di personale, mentre le carte ufficiali attestavano il contrario, delinea un sistema che ha preferito la finzione burocratica alla sicurezza clinica. Come sindaco, non permetterò che l’ospedale del Delta diventi il capro espiatorio di una cattiva gestione che parte dall’alto. Questo presidio è il cuore della nostra sanità e i professionisti che vi lavorano con onestà ogni giorno non meritano di essere travolti da questo fango. Tuttavia, la tutela dell’ospedale passa necessariamente attraverso una pulizia profonda e una verità inoppugnabile. Non ci accontenteremo di commissioni d’inchiesta interne che si risolvono in un nulla di fatto o in punizioni contro chi ha avuto il coraggio di denunciare”.
“Il Comune di Lagosanto – fa sapere Bertarelli – seguirà con estrema attenzione l’evoluzione delle indagini condotte dalla Procura, riservandosi di intervenire nelle sedi opportune a tutela della comunità. L’amministrazione è determinata a vigilare affinché venga fatta piena luce sui fatti, impegnandosi a garantire che la vita dei cittadini sia sempre onorata nella sua sacralità e che ogni eventuale responsabilità, qualora le ipotesi di reato venissero confermate, sia accertata con estremo rigore”.
Sulla vicenda interviene anche Fausto Gianella, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che – con un’interrogazione presentata in Assemblea Legislativa – chiede alla giunta regionale i motivi per cui “il sistema di accreditamento regionale e gli audit clinici periodici non abbiano rilevato, per oltre 24 mesi, la falsificazione sistematica dei registri operatori e delle cartelle cliniche in un Centro di III livello”, “se la Regione sia a conoscenza dei procedimenti disciplinari o dei trasferimenti disposti nel mese di gennaio a carico del personale che ha collaborato con l’Autorità Giudiziaria, come denunciato dalla Cgil” e “quante siano esattamente le cartelle cliniche sequestrate e quante le pazienti potenzialmente coinvolte in trattamenti ‘fantasma’ o scambi di materiale biologico”.
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