“No ragazzi, la scuola non è vostra, è di tutti”. Inizia così la riflessione che Lia Bazzanini, dirigente scolastica in pensione, affida alla redazioni della stampa locale.
Una riflessione che prende le mosse dal volantinaggio diffuso in alcune scuole da Azione Studentesca, organizzazione studentesca di Fratelli d’Italia.
Bazzanini, che tra gli altri ha diretto l’istituto professionale di Bondeno, il “Cosmè Tura” di Pontelagoscuro e il Carducci di Ferrara (che con lei è stato il primo istituto in provincia a garantire il congedo mestruale per le studentesse) parte dal testo del volantino «La scuola è nostra», “accompagnato da un’inquietante immagine di una croce celtica, invita a compilare un questionario per un «report nazionale sulla situazione delle scuole italiane»”.
Come noto, si tratta di un questionario composto di poche domande, “il cui contenuto viene minimizzato da esponenti di FdI come iniziativa estemporanea «di alcuni ragazzini» e dagli studenti stessi come rivendicazione del «diritto a una formazione imparziale»”.
L’ex dirigente fa presente che le prime domande riguardano le condizioni strutturali della scuola, chiedono di descrivere in modo generico eventuali «problematiche” e affrontano il tema delle “gite”.
“Non serve un esperto analista dati – aggiunge – per comprendere che nessuna di queste domande sarebbe utile per un report nazionale sulla situazione delle scuole: non sono specificati indicatori minimi, ad es. su sicurezza, manutenzione, accessibilità, laboratori…, sono previste risposte aperte che non consentono comparabilità dei dati”.
Ergo: “le domande non mirano davvero a raccogliere dati sui problemi strutturali e sistemici della scuola italiana”.
Segue poi la domanda sui «professori di sinistra che fanno propaganda» con la richiesta di descrivere «i casi più eclatanti», domanda che “svela il senso dell’invito dell’ultima frase del volantino: «inviaci la tua segnalazione»”.
“Davvero possiamo sostenere con onestà che non è inquietante l’idea che la scuola possa diventare un luogo di segnalazione, di sospetto, di schedatura informale? Solo perché non è richiesta l’indicazione di nomi e cognomi dei docenti? La propaganda di altro colore politico invece sarebbe assolta?” si chiede in modo retorico Bazzanini.
L’ex dirigente avverte che “creare un clima di intimidazione non ha nulla a che vedere con il ‘diritto alla formazione imparziale’ e la partecipazione democratica. Richiama, per metodo e finalità, un passato autoritario che la nostra Costituzione ha esplicitamente voluto superare”.
“No, ragazzi – spiega agli organizzatori dell’iniziativa Bazzanini -: la scuola non è «nostra». La scuola non è «di qualcuno». È di tutti. È uno spazio pubblico, condiviso, costruito da studenti, docenti, personale scolastico, famiglie, dall’intera comunità educante. È proprio questa dimensione collettiva a renderla un luogo di crescita democratica. È necessario che gli studenti abbiano voce e che partecipino attivamente al miglioramento della scuola: la scuola ne ha senz’altro bisogno. Ma questo rinnovamento può essere efficace solo se svolto insieme, nel rispetto del pluralismo, non alimentando e giustificando un infondato clima di sospetto e delazione”.
“La scuola – insiste – deve rivendicare il dovere di educare al pensiero critico, alla conoscenza storica e ai valori costituzionali, perché l’antifascismo non è «propaganda di sinistra», né l’imposizione di una parte: è il presupposto e il valore fondante del nostro ordinamento democratico. Ogni affermazione che esalta i valori del fascismo a scuola non è quindi semplice espressione di una libera opinione, ma un attacco ai principi di base della Costituzione della nostra Repubblica e ogni docente ha il dovere di intervenire. Lo dobbiamo a tutte le vittime di quel periodo storico sciagurato, alle quali abbiamo promesso “mai più!””.
“La scuola italiana – conclude Bazzanini – potrà quindi rinnovarsi solo continuando a trasmettere l’antifascismo come patrimonio civile, come rispetto delle libertà, del pluralismo e della dignità di tutte e tutti”.
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