Lettere al Direttore
2 Febbraio 2026

Il paesaggio delle Bonifiche

di Redazione | 3 min

In occasione della Giornata internazionale delle aree umide del 2 febbraio, lanciamo la sfida di un riconoscimento del valore del paesaggio delle bonifiche, troppo spesso letto solo come intervento tecnico o infrastrutturale, ma in realtà portatore di un significato culturale, storico e identitario molto più ampio.

La bonifica non ha soltanto trasformato paludi e territori malsani in terre coltivabili e abitabili: ha costruito comunità, generato saperi, creato paesaggi, modellato identità. Per questo il paesaggio della bonifica non può essere ridotto a un insieme di canali, idrovore e opere idrauliche, ma va riconosciuto come un vero e proprio bene immateriale, fatto di memoria collettiva, pratiche, tradizioni, valori condivisi e rapporto profondo tra uomo e ambiente.

Dare identità al nostro territorio significa anche poterlo raccontare e distinguere, renderlo riconoscibile e comprensibile, trasformandolo in un valore culturale e sociale condiviso. In questo senso, il paesaggio della bonifica diventa anche uno stimolo per promuovere una peculiarità turistica del territorio ferrarese, capace di offrire un modello di sviluppo fondato sulla storia, sulla cultura dell’acqua e sul rapporto tra uomo e ambiente.

Senza l’attività della bonifica non avremmo solo trasformato il territorio: avremmo perso la possibilità di “scavare” letteralmente nelle nostre radici. La bonifica ha permesso di riportare alla luce la storia sepolta sotto le acque e i sedimenti. Un esempio emblematico è il ritrovamento, nel 1922, delle tracce della necropoli etrusca di Spina, che dimostra come la bonifica non sia stata soltanto un’opera di trasformazione del presente, ma anche uno strumento di riscoperta del passato e dell’identità profonda dei territori.

In questo quadro si inserisce un progetto che parte da Ferrara, territorio simbolo della cultura della bonifica, e che, grazie al ruolo dell’associazione Delta Med, ha raccolto l’adesione di numerosi Paesi dell’area mediterranea. Un’iniziativa che riconosce il paesaggio della bonifica come patrimonio condiviso, non solo locale ma sovranazionale, capace di unire comunità diverse attraverso una storia comune di relazione tra uomo, acqua e territorio.

La sfida dei cambiamenti climatici ci impone oggi nuove responsabilità e nuovi modelli di gestione del territorio. Ma sarebbe impensabile, e profondamente sbagliato, pensare di “riavvolgere il nastro” della storia. La bonifica ha rappresentato e rappresenta un’identità del territorio, un tratto strutturale della sua cultura e organizzazione sociale. Guardare al futuro non significa volgere con nostalgia lo sguardo al passato, ma immaginare come tutelare e reinterpretare questo patrimonio di storia, lotte e fatiche, rendendolo compatibile con le nuove sfide ambientali e climatiche.

La Giornata internazionale delle aree umide non dovrebbe essere solo un momento celebrativo, ma un’occasione per ripensare il valore culturale di questi paesaggi: non come spazi residuali, ma come archivi viventi di civiltà, dove natura, lavoro umano e memoria storica si intrecciano.

Riconoscere il paesaggio della bonifica come bene immateriale significa affermare che il nostro patrimonio non è fatto solo di monumenti e opere d’arte, ma anche di saperi, storie, sacrifici, identità e relazioni con l’ambiente. È una forma di tutela che guarda al futuro, perché senza memoria non esiste progetto, e la storia della nostra provincia è da sempre storia di “Terra e Acqua”.

Stefano Calderoni, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara

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