Attualità
1 Febbraio 2026
Presidio e incontro pubblico contro la proliferazione degli impianti, presente anche il consigliere regionale Calvano. I cittadini chiedono alla Regione una svolta a tutela di salute e territori

Biometano a Villanova, la protesta non si ferma

di Redazione | 3 min

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Ancora nella parrocchia di Villanova, come un anno fa. L’iniziativa organizzata dai comitati Nobiogas-Nobiometano di Rete Giustizia Climatica è stata, il 31 gennaio, un’occasione, per residenti e associazioni – una sessantina i presenti, fra cui in rappresentanza della Regione, il consigliere Paolo Calvano (Pd) – per ritrovarsi e fare il punto sullo stato della lotta contro la proliferazione di impianti nella provincia di Ferrara e a favore di una maggiore tutela dei territori e della salute di chi ci abita.

Il dibattito è stato preceduto da un presidio che si è tenuto davanti al cantiere all’impianto di biometano di Villanova di via Ponte Assa, in cui a spiccare sono stati i cartelli esposti dai partecipanti, densi di apprensione: “Ci spaventa l’incrementare del traffico e dell’inquinamento”, “Non vogliamo la trasformazione di terreni agricoli in fabbriche di gas”, “No a nuovi impianti, sì a controlli efficaci su quelli già in funzione”. Spazio anche per una ridefinizione della scala dei valori in gioco: “Ci stanno a cuore la nostra salute e la nostra sicurezza”.

“Siamo pronti – ha dichiarato Corrado Oddi, di Rete Giustizia Climatica – ad avanzare proposte su come costruire davvero una transizione energetica giusta, non subordinata alle logiche di mercato”.

A entrare nel merito è stata Sandra Travagli, attivista della Rete da anni in prima linea sulla questione, che ha esortato la Regione Emilia-Romagna a rimettere i cittadini al primo posto: “Entro fine marzo l’assemblea legislativa dovrà emanare una legge sulle aree idonee (all’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili, ndr). Serve sterzata forte, perché la situazione non può rimanere così com’è”. Tra le aspettative dei comitati, rispetto alla legge in arrivo, una diversa gerarchia delle fonti rinnovabili, in quanto il “biometano non lo è e ha implicazioni davvero pesanti in termini di costo ambientale e di modifica sociale e culturale dei territori”. Quindi la richiesta di linee guida utili a fare in modo che l’applicazione delle leggi sia omogenea sia da parte di Arpae che dei comuni, per preservare dalle “grosse difficoltà di controllo sulle autorizzazioni”. Sottolineatura inoltre per l’esigenza di un maggior rispetto delle vaste aree Unesco che caratterizzano la provincia.

Non si è fatta attendere la risposta di Paolo Calvano che ha confermato la consistenza del caso Ferrara: “Ci troviamo in una condizione in cui più che altrove si sta concentrando l’interesse di investitori sia per il tema del fotovoltaico che nei riguardi degli impianti biogas e biometano”. Il consigliere ha esposto il duplice risultato che la Regione cercherà, legiferando, di perseguire e contemperare. Da una parte la creazione di condizioni di equilibrio fra le fonti energetiche e la tutela del paesaggio e del territorio, fermando gli eccessi; dall’altra il raggiungimento degli obiettivi posti a livello nazionale di produzione rinnovabile (6,4 GW entro il 2030): “Se possibile vorremmo andare anche oltre, con l’ausilio di meccanismi di supporto, quali la nascita delle comunità energetiche rinnovabili e lo sfruttamento delle aree idonee, compresa la copertura dei tetti”.

Fra le richieste dei comitati su cui Calvano ha assicurato l’attenzione della Regione quello di un sistema di monitoraggio che consenta non solo alle istituzioni ma anche ai cittadini di poter capire cosa sta succedendo sul loro territorio. Quindi l’istanza di allargare il coinvolgimento degli stessi comitati in fase di conferenza dei servizi: “Ve lo dico in maniera chiara, ci sono visioni diverse con cui ci stiamo confrontando. A oggi da parte di Arpae c’è la disponibilità di audire i comitati al di fuori della conferenza. Resta da capire se ci sono le condizioni per allargare questo tipo di partecipazione”.

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