Economia e Lavoro
31 Gennaio 2026
In Emilia-Romagna nel 2025 oltre 57 milioni di ore autorizzate, con picchi preoccupanti nella provincia estense e a Modena. Il sindacato denuncia l’assenza di politiche industriali e la desertificazione del tessuto produttivo

Allarme lavoro a Ferrara: cresce la cassa integrazione straordinaria

di Redazione | 3 min

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La provincia di Ferrara non sfugge alla crisi che sta colpendo il tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna. Nel 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate nel territorio ferrarese sono state 4.724.774, in leggera diminuzione rispetto alle 4.796.094 ore del 2024 (-1,5%), ma con un aumento significativo della sola cassa integrazione straordinaria (Cigs), passata da 2.217.770 ore a 2.523.112 (+13,8%).

“Nel 2025 oltre 57 mln di ore di Cassa Integrazione in Emilia-Romagna: numeri che certificano una vera e propria emergenza economica, produttiva e sociale. Inaccettabile il disinteresse del Governo per i problemi reali del lavoro e del sistema produttivo”, denuncia la Cgil regionale.

I dati, pubblicati dall’Osservatorio Inps, confermano un trend allarmante: in Emilia-Romagna nel 2025 sono state complessivamente autorizzate 57.154.266 ore di Cig (Cigo, Cigs e Cigd), in leggera diminuzione rispetto al 2024 (-5,5%) ma nettamente superiori rispetto al 2023 (+46,1%). La cassa straordinaria, in particolare, segna un aumento del 33,8% rispetto all’anno precedente , a dimostrazione delle profonde crisi aziendali che stanno investendo il territorio.

Secondo il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna, Massimo Bussandri, “i dati rilasciati dall’Inps sono gravi e preoccupanti. La congiuntura economica, l’assenza di politiche industriali e l’utilizzo dell’economia come vera e propria arma per regolare i rapporti di forza nel mondo stanno impattando con forza sul nostro tessuto produttivo. La crisi industriale dovrebbe essere la priorità del Governo, che invece ripropone la ricetta inutile e dannosa dell’austerità, come sempre pagata dai più deboli”.

La situazione ferrarese riflette una dinamica regionale che vede picchi preoccupanti anche a Modena (+98,8% di Cigs) e Parma (+617,1% di Cigs), e un trend generale che coinvolge tutti i settori chiave: dalle attività meccaniche alle lavorazioni minerali, fino all’artigianato e alla somministrazione di lavoro. Nel settore artigiano, il Fondo Fsba segnala in Emilia-Romagna 5.265 accordi per Cig straordinaria, coinvolgendo 33.786 lavoratori.

Bussandri sottolinea anche l’impatto sul potere d’acquisto dei salari: “Come dimostrato dall’ultima indagine sui redditi in Emilia-Romagna del nostro istituto di ricerca (Ires), la crescita del salario nominale registrata negli ultimi anni è risultata insufficiente per recuperare il ritardo accumulato negli anni precedenti rispetto all’aumento dei prezzi: nell’ultimo triennio la perdita del potere d’acquisto è di oltre il 7%”.

La Cgil regionale chiede dunque interventi immediati: “È ora che il Governo metta da parte la propaganda con cui cerca di distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti. Servono risposte e servono con urgenza. È quanto mai urgente una regia pubblica di questi processi, altrimenti il rischio è un vero e proprio processo di desertificazione industriale”.

A Ferrara, come nel resto della regione, la sfida rimane quella di salvaguardare l’occupazione e il sistema produttivo, a partire dai settori più colpiti come metalmeccanica e automotive, ma anche le piccole imprese artigiane, fondamentali per l’economia locale.

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