Cronaca
30 Gennaio 2026
La sentenza del gup del tribunale di Ferrara dopo il processo con rito abbreviato. Al 'sodale' Roma inflitti 6 anni, 3 mesi e 17 giorni di pena

Droga, armi e soldi. L’ex ultrà Casolari condannato a 5 anni e 7 mesi

di Davide Soattin | 5 min

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È stato condannato – in abbreviato – a 5 anni e 7 mesi di reclusione il 59enne Alessandro ‘Caso’ Casolari, storico esponente del Gruppo d’Azione e del movimento ultras di fede spallina, finito a processo insieme al 52enne Roberto ‘Gildo’ Roma, a cui sono stati inflitti – sempre in abbreviato – 6 anni, 3 mesi e 17 giorni di pena, con le iniziali accuse – a vario titolo – di rapina aggravata, sequestro di persona e indebito utilizzo di strumenti di pagamento, dopo quella che sembrava essere una ‘normale’ compravendita di droga avvenuta il 22 agosto 2023 in un appartamento della città, dove avevano attirato un giovane ragazzo.

Lo avevano fatto con la complicità di due uomini, un 62enne e un 23enne, entrambi ferraresi, anche loro alla sbarra con le stesse identiche accuse: il primo (difeso dagli avvocati Marcello Borsetti e Enrico Belletti) ha patteggiato 1 anno e 8 mesi di pena riconvertiti in lavori di pubblica utilità, mentre per il secondo (difeso dall’avvocato Rosalia La Barbera) è stato deciso il rinvio a giudizio.

La decisione del gup del tribunale di Ferrara, che ha anche riconosciuto l’attenuante del risarcimento del danno per Casolari e Pivari nei confronti della parte civile (avvocato Pasquale Longobucco), è arrivata durante il pomeriggio di giovedì 29 gennaio.

Tutto – secondo la ricostruzione dei carabinieri – ebbe inizio quando la presunta vittima fissò un appuntamento dentro un’abitazione in una zona periferica della città. Lì avrebbe dovuto incontrare alcune persone per concludere un acquisto di droga. I venditori si erano dimostrati molto disponibili a concludere l’affare tant’è che, pur di incontrarlo, gli avevano pagato la corsa del taxi che dal Barco, dove si trovava in quel momento, lo aveva portato fino alla casa in cui si doveva incontrare. A ‘scortarlo’ c’era anche una persona di fiducia degli spacciatori.

Non appena venne aperta la porta dell’abitazione, però, la situazione degenerò in una vera e propria aggressione da parte di tre uomini: uno vestito in tuta mimetica e uno vestito di nero, entrambi travisati da passamontagna, e un altro di corporatura robusta travisato da una bandana. Due di loro, i primi due, erano Casolari e Roma. Spuntarono anche una pistola e un taser nell’intento di farsi rilasciare il pin del bancomat. Dopo una breve colluttazione, il giovane venne immobilizzato con fascette da elettricista e nastro adesivo ai polsi e alle caviglie, privato del portafoglio e del telefono cellulare e chiuso in una stanza al piano superiore.

Dopo alcuni minuti e numerosi sforzi, il ragazzo riuscì a liberarsi e, gettandosi dalla finestra, riuscì a darsi alla fuga. Nonostante ciò venne immediatamente raggiunto da uno dei rapinatori, che lo costrinse a subire una seconda violenta colluttazione che allarmò i vicini di casa. Quest’ultimi, spaventati per il grande trambusto, chiamarono i carabinieri. Il bottino della rapina fu modesto se confrontato ai fatti: 100 euro in contanti, 40 euro prelevati indebitamente da uno sportello bancomat della città, un telefono cellulare e le chiavi di casa.

Quanto successo insospettì i carabinieri che immediatamente avviarono una attività di indagine lunga circa nove mesi per vederci chiaro e ricostruire eventuali retroscena della vicenda, a partire dai rilievi tecnici eseguiti all’interno dell’abitazione e dalla testimonianza della vittima. È qui che emerse, in prima battuta, il coinvolgimento di due degli imputati: il 62enne e il 23enne. Il primo immediatamente identificato come quello che aveva agito travisato dalla bandana, il secondo invece venne riconosciuto grazie a un dettaglio: nelle fasi concitate della colluttazione fuori dall’abitazione, infatti, la vittima aveva notato un’automobile bianca usata da un proprio conoscente che si era allontanata velocemente.

Dagli accertamenti eseguiti sulla targa del veicolo, annotata da un testimone e fornita agli operatori del 112 intervenuti sul posto, fu possibile accertare che l’automobile era effettivamente utilizzata dalla persona indicata dalla vittima. I militari quindi riuscirono a individuare l’abitazione del 23enne che, nella tarda mattinata del 23 agosto, venne arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Per cercare di fuggire al controllo dei carabinieri infatti, dopo essere stato chiamato in caserma per essere sentito sui fatti del giorno precedente, il giovane li aveva spintonati tentando la fuga. Poi, sottoposto a perquisizione domiciliare, era stato trovato in possesso di un chilo e mezzo di hashish, 31 grammi di cocaina, 119 grammi di marijuana, oltre a 13mila euro in banconote false.

I carabinieri si attivarono e così iniziarono a ricostruire, tramite una meticolosa analisi del traffico telefonico, i contatti del primo arrestato e il motivo della sua presenza sul luogo della rapina. L’attività portò infine a tre uomini con cui il giovane aveva frequenti e sospetti contatti: il 59enne Alessandro Casolari e il 52enne Roberto Roma, entrambi residenti a Ferrara, mentre il terzo fu il 62enne.

Casolari (avvocati Alessandro Felisati e Giovanni Montalto) e Roma (avvocato Giovanni Montalto) erano inoltre accusati di spaccio, mentre il solo Casolari, oltre che per la detenzione di armi non autorizzata (una pistola Revolver, un taser e un fucile a canne mozze con relativo munizionamento), doveva anche rispondere di tentata induzione a non rendere dichiarazioni alla giustizia e fabbricazione e cessione di ordigni esplosivi senza licenza per aver assemblato con 350 grammi di polvere flash e poi aver fornito un ordigno rudimentale a due giovani di 18 e 19 anni che gli ruotavano attorno, con l’indicazione precisa di farlo esplodere sotto il condizionatore del palazzo in cui viveva una donna con intenti intimidatori. Il fatto risaliva al 2 marzo 2024, quando erano ancora in corso le indagini dei carabinieri sul sequestro di agosto.

Il 18enne e il 19enne però vennero sorpresi dai militari mentre si aggiravano con fare furtivo e furono indagati e denunciati a piede libero per detenzione di materiale esplodente, nonostante le minacce di Casolari – accusa da cui ieri è stato assolto perché il fatto non sussiste – a uno dei due nel tentativo di non farlo parlare con gli inquirenti, che però  alla fine non sortirono gli effetti desiderati.

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