di Tommaso Piacentini
Maggiore tutela dell’area Unesco e declinazione provinciale e comunale della percentuale di superficie agricola utilizzabile per gli impianti. Queste sono due delle proposte che verranno discusse durante l’iniziativa che si svolgerà nella mattinata di sabato 31 gennaio a Villanova, durante la quale il coordinamento provinciale dei comitati Nobiogas-Nobiometano di Rete Giustizia Climatica terranno un presidio presso l’impianto di biometano (ore 9) e, a seguire (ore 10), un incontro pubblico presso la parrocchia di S.Biagio dal titolo “Energie rinnovabili o Ecomostri? Dove sta andando la provincia di Ferrara?”.
“Questo è il terzo appuntamento organizzato dal coordinamento a Villanova – ha spiegato Sandra Travagli di Rete Giustizia Climatica -. Due anni fa ci siamo costituiti come comitato per portare l’attenzione sul tema degli impianti a biometano, mentre nell’incontro del 18 gennaio dell’anno scorso abbiamo affrontato i temi della concentrazione di impianti nel nostro territorio e della necessità che venissero assunte soluzioni diverse per la nostra provincia”.
Provincia, come ha illustrato insieme al collega Corrado Oddi, che risulta fortemente interessata dalla concentrazione di impianti a energia rinnovabile: “Secondo uno studio regionale, la presenza di impianti a biometano è del 59,8% solo nella provincia di Ferrara, mentre è del 43,3% per gli impianti fotovoltaici già installati”. Quota, quest’ultima, che sale “al 70%” se si prendono in considerazione le “richieste in fase di autorizzazione”.
“Rispetto agli anni passati – ha spiegato Travagli – si sono chiuse le autorizzazioni legate ai bandi del Pnrr, per cui al solito numero di impianti, che supera i 50, si sono aggiunte tutte le nuove autorizzazioni e riconversioni da biogas a biometano”. Necessario quindi per la Rete risulta essere una valutazione degli impatti che queste centrali avranno sulla vita quotidiana e sulla salute dei cittadini una volta che entreranno in funzione.
Molte le adesioni raccolte all’incontro di sabato, sia dalla Regione, rappresentata dal consigliere Paolo Calvano, che da molti sindaci dei comuni della provincia, oltre a associazioni del Veneto e di altre regioni. “Abbiamo avuto anche un incontro con il vescovo (mons. Gian Carlo Perego ndr) che non poteva essere presente il 31, per cui ci ha ricevuto prima – ha dichiarato Travagli -. Ha manifestato una disponibilità e conoscenza delle ricadute di questi impianti sul tessuto agricolo e sull’organizzazione sociale della vita nelle zone rurali e ha manifestato la volontà di continuare ad avere rapporti su questi temi con il coordinamento”.
Durante l’incontro di sabato, come ha spiegato Corrado Oddi, verranno discusse ipotesi di proposte su come dovrebbe intervenite la legge regionale sulla tematica degli impianti a biometano, tra cui quella di “eliminare lo squilibrio territoriale” nelle percentuali di costruzione degli impianti stessi e un intervento affinché “la legge regionale dica che in tutte le zone di protezione Unesco non si facciano impianti né a biometano né a energia rinnovabile”.
“La legge nazionale – ha aggiunto Oddi – stabilisce che la superficie agricola utilizzabile per quanto riguarda questi impianti deve essere compresa tra lo 0,8 e il 3%. Noi diciamo che quella percentuale debba essere un vincolo non regionale ma provinciale e comunale”
Infine, è intervenuto anche Andrea Zaniboni del Gruppo tutela ambientale (Gta) dichiarando la volontà del Gruppo di preparare “un pacchetto di proposte che porti a risultati da consegnare al parlamento europeo”: “Che l’Europa imponga qualcosa che avveleni me e i miei figli non va bene” ha accusato Zaniboni, che si è poi rivolto al consigliere regionale Calvano: “Se parliamo di caso Ferrara, va risolto”.
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