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Esclusione dell’aggravante della transnazionalità e conseguente riduzione delle pene. È quello che hanno chiesto le difese (avvocati Remondi, Curri, Manfio, Ferraboschi e Delvecchio) dei membri del clan Vikings/Arobaga tornati nuovamente in aula nel processo di appello alla mafia nigeriana, dopo che la Suprema Corte di Cassazione ha rinviato il procedimento al secondo grado di giudizio in seguito alla correzione di un errore materiale nella sentenza definitiva dello scorso maggio.
I giudici romani infatti, nel primo dispositivo pubblicato, avevano erroneamente scritto nero su bianco la caduta dell’aggravante della transnazionalità dell’organizzazione mafiosa, quando in realtà la decisione su questo punto era stata rinviata al secondo grado di giudizio.
Notato lo sbaglio quindi, durante le successive settimane, gli ermellini avevano fissato una nuova udienza a porte chiuse per correggere l’inesattezza presente del dispositivo e quindi mandare nuovamente il processo a Bologna.
Il terzo grado di giudizio aveva comunque confermato il carattere mafioso dell’associazione, già accertato in primo e secondo grado. Ma, senza la decisione della Corte d’Appello sull’aggravante, le pene non possono ancora diventare definitive.
Dopo i due gradi di giudizio, Emmanuel Okenwa – in arte Dj Boogie e capo del clan – era stato condannato a 13 anni, 3 mesi e 20 giorni, mentre oltre a Emmanuel Albert, a 12 anni, 3 mesi e 20 giorni. Con loro sono a processo Lucky Anthony Odianose e Godspower Okoduwa, rispettivamente condannati a 13 anni e 1 mese e 12 anni e 4 mesi.
Alla sbarra anche Henry Arehobor (13 anni, 1 mese e 20 giorni), Glory Egbogun (11 anni, 4 mesi e 10 giorni), Irabor Igbinosa (11 anni, 2 mesi e 20 giorni) e Kingsly Okoase (11 anni, 4 mesi e 20 giorni). Musa Junior e Shaka Abubakar erano stati condannati a 11 anni e 7 mesi e 11 anni. A Felix Tuesday erano stati inflitti 9 anni, 3 mesi e 20 giorni, a Stanley Onuoha (per cui i giudici bolognesi dovranno rivalutare l’espulsione) e Gbidy Trinity invece 8 anni, 10 mesi e 20 giorni.
Erano invece stati assolti in appello Jacob Chedjou, Igene Joel e per Jonah Omon.
Il procedimento tornerà in aula il 24 febbraio, quando toccherà discutere all’ultimo legale difensore di uno degli imputati. Nella stessa giornata dovrebbe poi arrivare anche la sentenza.
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