“È scaduto l’ultimatum dato all’Azienda Usl, che ha deciso di non rispondere alle richieste degli infermieri suoi dipendenti che prestano servizio nel carcere di Ferrara”. Lo afferma la Fials annunciando che “è stata inoltrata al Prefetto e all’Azienda Usl la proclamazione dello stato di agitazione con richiesta urgente di tentativo di conciliazione ex legge 146/1990 da tenersi in Prefettura”.
Secondo quanto riferito dal sindacato, “gli infermieri dipendenti Ausl che prestano servizio nel carcere cittadino chiedono da tempo di poter lavorare in sicurezza” e “temono per la loro incolumità”.
“La situazione di criticità e di stress lavorativo vissuta dagli infermieri in carcere è nota ai vertici aziendali da tempo”, sostiene ancora la Fials, precisando che “i vertici sono stati informati direttamente dagli infermieri e attraverso formali segnalazioni del sindacato”.
“La prima segnalazione risale a sette mesi fa, l’ultima a dieci giorni fa”, aggiunge l’organizzazione, ricordando le lettere del 31 maggio 2025, del 9 luglio 2025 e del 17 gennaio 2026, tutte incentrate sui temi della sicurezza.
La Fials esprime “biasimo per il silenzio e l’inerzia sin qui mantenuti dai sovraordinati e dai vertici aziendali”, sottolineando che “infermieri e infermiere temono per la loro sicurezza e incolumità durante lo svolgimento delle loro funzioni in una realtà complessa come quella del carcere ferrarese, alle prese con il grave sovraffollamento dei detenuti e con disfunzioni organizzative”.
“Non è più tollerabile che gli infermieri continuino ad essere esposti a gravi rischi”, afferma il sindacato, facendo riferimento in particolare alla fase di erogazione dei farmaci. Secondo la Fials, “non viene garantita l’applicazione delle procedure di sicurezza previste”, tra cui “le celle chiuse e la costante presenza dell’agente di Polizia penitenziaria”.
Il sindacato segnala che “per motivi di urgenza o per altre condizioni che si impongono, l’agente di Polizia di penitenziaria si allontana”, lasciando “l’infermiere o l’infermiera intrappolati nella sezione”, mentre “le celle che dovrebbero essere chiuse si aprono” e i detenuti risultano “liberi di avvicinarsi al personale sanitario e al carrello dei farmaci”, con “agiti verbali offensivi, minacce o molestie”.
“L’ultimo allarme e richiesta d’aiuto è stato lanciato pochi giorni fa”, prosegue la Fials, “dopo l’ennesimo verificarsi del fenomeno delle celle aperte nelle sezioni comuni di detenzione durante l’erogazione dei farmaci”, con i detenuti che “si avvicinano pericolosamente agli infermieri, lasciati in balia degli umori dei carcerati”.
Da questo quadro emerge, secondo il sindacato, “un intenso stato d’ansia accumulato, frustrazione e un profondo senso di impotenza e di abbandono” da parte dell’Azienda, “che dovrebbe garantire condizioni di lavoro sicure”. Da qui la decisione di proclamare lo stato di agitazione e di chiedere l’intervento del Prefetto per un tentativo urgente di conciliazione.
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