Politica
27 Gennaio 2026
Dalla visione modernista del 1958 all’incendio dell’11 gennaio: la cronistoria del sindaco illustrata in Consiglio comunale tra documenti, atti e accuse alle giunte precedenti

Grattacielo, nascita e vicende delle torri secondo Fabbri

di Redazione | 4 min

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"Mi ha fatto passare per un ubriacona e povera demente. Mi ha intaccato la vita privata. Mi ha colpito, minacciandomi. Mi ha fatto terra bruciata attorno". Per Anna Ferraresi non ci sono dubbi: la manina anonima che - a maggio 2020 - avrebbe inviato ai gruppi consiliari i plichi contenenti documenti riservati che rivelavano guai giudiziari che la riguardavano, apparterrebbe all'ex vicesindaco Nicola Lodi

Ferrara, 1958. È l’anno delle inaugurazioni delle torri di via Felisatti, il complesso che nel tempo sarebbe diventato semplicemente “il Grattacielo”. Nato come simbolo di modernità, progresso e risposta all’emergenza abitativa del dopoguerra, l’edificio porta con sé, fin dalle origini, una lunga scia di dubbi, fragilità strutturali e polemiche. Una vicenda che attraversa oltre sessant’anni di storia cittadina e che il sindaco Alan Fabbri ha ricostruito in Consiglio comunale con una relazione di 63 pagine, durata oltre un’ora, caratterizzata da un forte impianto documentale ma anche da una chiara valenza politica, suggellata dalla frase rivolta all’aula: “Voi ne parlate, io lo faccio”.

Il primo riferimento scelto dal sindaco per aprire la sua ricostruzione risale al 25 giugno 1962, quando Giorgio Bassani intervenne in Consiglio definendo il Grattacielo “un elemento estraneo, fuori scala e problematico”. Un passaggio simbolico, utilizzato da Fabbri per sostenere che “le perplessità sul Grattacielo nascono sin da subito, praticamente in contemporanea con la sua realizzazione”.

Il contesto è quello del boom economico, con Ferrara amministrata dal Partito Comunista Italiano e Luisa Gallotti Balboni sindaco. L’edificio viene presentato come segno di una città “proiettata nel futuro”, ma – nella lettura proposta dall’attuale primo cittadino – già allora emergono criticità strutturali e urbanistiche che avrebbero richiesto una manutenzione rigorosa e una gestione costante, condizioni che nel tempo non sarebbero mai state pienamente garantite.

Il cuore della relazione è una lunga e dettagliata sequenza di date, verbali, sopralluoghi e carteggi dei Vigili del Fuoco. Fabbri parte dal decreto Fanfani del 16 maggio 1987, che imponeva l’adeguamento antincendio per edifici analoghi, e ripercorre una serie di prescrizioni e rilievi che, dal 1993 in poi, segnalano reiteratamente la mancanza dei requisiti di sicurezza. Nei documenti citati compare con frequenza una formula destinata a diventare un refrain: “L’esercizio dell’attività non può essere consentito”. Una criticità che risulta già evidente nei primi anni Duemila e che attraversa senza soluzione di continuità le consiliature guidate dai sindaci Sateriale e Tagliani, con interventi di messa in sicurezza che Fabbri riferisce come spesso disattesi o realizzati solo parzialmente.

È su questa continuità temporale che Fabbri costruisce l’impianto accusatorio del suo intervento, chiamando direttamente in causa le amministrazioni che si sono succedute. Nel corso della relazione, il sindaco sottolinea più volte di non aver ricoperto alcun ruolo politico o amministrativo in quelle fasi, rimarcando come oggi – a suo giudizio – si tenti di attribuirgli responsabilità che non gli appartengono. Emblematico, in questo senso, il riferimento a un lungo periodo di sostanziale interruzione delle comunicazioni formali tra il 2009 e il 2017, sul quale Fabbri ha annunciato un accesso agli atti.

Accanto alle criticità strutturali, emergono con forza anche quelle sociali: affitti irregolari, sovraffollamento, concentrazione di fragilità economiche e marginalità. Il sindaco contesta in particolare le scelte politiche avviate dal 2008, con l’inserimento del Grattacielo nel progetto “Ferrara città solidale e sicura”, ritenuto responsabile di aver concentrato nell’edificio nuclei sempre più fragili, aggravandone il degrado. In questo quadro rientrano anche episodi simbolicamente forti, come la festa del 2012 con dj Boogy – poi risultato essere a capo della mafia nigeriana – e le politiche di accoglienza gestite tramite il sistema cooperativistico.

Non manca il riferimento ai progetti di riqualificazione: da quello sostenuto dalla Giunta Tagliani nel 2015, del valore di circa 2 milioni di euro, fino al piano di demolizione poi annullato dal Tar nel 2022, passando per una proposta privata da circa 30 milioni di euro sfumata proprio nel 2022. In tutti questi passaggi, la ricostruzione del sindaco assume toni fortemente critici, parlando di visioni calate dall’alto, prive di un reale coinvolgimento dei proprietari.

Solo nella parte finale dell’intervento il racconto si concentra sull’azione dell’attuale amministrazione, che Fabbri rivendica come improntata a una gestione costante e puntuale del “caso Grattacielo”, con almeno 47 interlocuzioni formali con amministratori di condominio, Prefettura, Vigili del Fuoco e Procura. Vengono ricordate anche le due inchieste archiviate nei confronti dell’amministratore di condominio e di alcuni proprietari per la mancata messa a norma della struttura.

Dopo l’incendio dell’11 gennaio, questa linea d’azione ha portato alle ordinanze di inagibilità e allo sgombero anche delle torri A e C. Il sindaco ha infine snocciolato i numeri dell’emergenza: 168 proprietari complessivi, di cui 34 insolventi (meno del 20%), e un fabbisogno stimato di 1,5 milioni di euro per rendere nuovamente sicura la struttura – un milione per completare i lavori e 500mila euro per il pregresso. Una cifra che, ha ribadito, non sarà a carico del pubblico, ma che rende ancora incerto il futuro del Grattacielo. In chiusura, Fabbri ha rivendicato l’assistenza garantita a tutti gli sfollati, con particolare attenzione alle famiglie con minori e ai soggetti fragili.

Nel complesso, quella presentata in Consiglio comunale è una cronistoria minuziosa, fondata su atti ufficiali e documenti amministrativi, ma tutt’altro che neutrale. È la ricostruzione di un sindaco che, oltre a ripercorrere i fatti, intende marcare una netta discontinuità politica con il passato e respingere le responsabilità che l’opposizione gli attribuisce.

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