A Ferrara 8 donne su 10 rispondono all’invito allo screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. I dati aggiornati al 2024 indicano che, a fronte di quasi 20 mila donne invitate, il 76,8% ha effettuato l’esame previsto. Numeri che fotografano la partecipazione ai programmi di prevenzione attivi sul territorio provinciale e che risultano in linea con la media regionale.
Il dato emerge nel mese di gennaio, tradizionalmente dedicato alla prevenzione del tumore della cervice uterina. Si tratta di una patologia che rappresenta il quinto tumore più frequente nelle donne sotto i 50 anni e che può essere prevenuta e intercettata precocemente grazie a screening gratuiti mirati all’individuazione delle lesioni precancerose.
La principale causa del tumore del collo dell’utero è l’infezione da Papilloma virus (Hpv), molto diffusa e trasmessa anche per via sessuale. Nella maggior parte dei casi l’infezione regredisce spontaneamente, ma in presenza di persistenza può provocare lesioni che, nel tempo, possono evolvere in tumore. Il lungo intervallo tra infezione e sviluppo della malattia rende quindi centrale l’attività di prevenzione.
Dal 2007 è disponibile un vaccino efficace che consente di prevenire oltre il 90% dei tumori Hpv correlati. La vaccinazione è offerta gratuitamente a ragazzi e ragazze all’undicesimo anno di età, alle ragazze al compimento dei 25 anni se non vaccinate in precedenza, ai ragazzi fino ai 26 anni (per i nati dal 2006), alle donne operate per lesioni precancerose e ai soggetti appartenenti a categorie di rischio.
“Nella provincia di Ferrara – dichiara la dottoressa Clelia De Sisti, direttrice del Dipartimento di sanità pubblica dell’Azienda Usl di Ferrara – la campagna di vaccinazione dei 12enni in corso nel 2026 interessa i nati nel 2014 per la seconda dose e i nati nel 2015 per l’inizio del ciclo vaccinale”.
In considerazione dell’efficacia della vaccinazione, la Regione Emilia-Romagna ha rimodulato il programma di screening, posticipando a 30 anni la prima chiamata per le donne vaccinate con almeno due dosi prima dei 15 anni.
Il programma di screening del tumore della cervice uterina è rivolto a donne tra i 25 e i 64 anni ed è completamente gratuito. Gli esami vengono eseguiti nei consultori della provincia e prevedono Pap test o Hpv test, in base all’età.
“Lo screening – evidenzia la dottoressa Caterina Palmonari direttrice dell’Unità operativa complessa screening oncologici provinciali – è uno strumento molto efficace di prevenzione perché consente di individuare e trattare precocemente le lesioni precancerose, prevenendo tumori invasivi”.
Da aprile 2025 è stata introdotta anche al modalità di autoprelievo Hpv, che consente alle donne invitate di eseguire il test a domicilio, ritirando il kit presso le farmacie aderenti.
Secondo i dati aggiornati al 2024, tra le donne che eseguono l’hiv test circa una su dodici risulta positiva. Tra le donne positive sia all’Hpv test che al Pap test, si riscontra una lesiona significativa in una donna su cinque.
Nei consultori di Ferrara, Argenta, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Portomaggiore e Mesola vengono effettuate le attività di primo livello, mentre gli approfondimenti diagnostici di secondo livello e colposcopia sono garantiti nei centri di riferimento provinciali.
“Il Cento salute donna – sottolinea la dottoressa Cristina Banzi – svolge un ruolo basilare nel percorso dello screening grazie alla presenza capillare sul territorio e all’accoglienza dell’utenza”.
Il secondo livello dello screening prevede accertamenti ambulatoriali mirati alla conferma o all’esclusione di lesioni precancerose o tumorali. “La diagnosi precoce – spiega il dottor Fabrizio Corazza – consente interventi conservativi che permettono di preservare l’organo della riproduzione e migliorare la qualità della vita della donna”.
Nel 2025, all’interno del percorso di screening, sono stati eseguiti 114 trattamenti, per la maggior parte su lesioni di alto grado. “Nel 2025 – evidenzia la dottoressa Ruby Martinello – sono stati diagnosticati 17 carcinomi invasivi della cervice, nella maggioranza dei casi in donne che non avevano aderito al programma di screening”.
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