Confermata la custodia cautelare in carcere per un uomo di 23 anni denunciato da ventenne e arrestato dalla Polizia di Stato per rapina aggravata e sequestro di persona.
La vicenda risale allo scorso 22 gennaio quando intorno alle 3 di notte, in piazza Gobetti, il 23enne, di origine pakistana, è stato avvicinato da un ragazzo italiano che gli avrebbe chiesto l’accendino per accendersi una sigaretta. Invece di soddisfare le sue richieste l’indagato avrebbe mostrato alla presunta vittima un coltello – pare non ritrovato -, lo avrebbe afferrato per un braccio e costretto a seguirlo in direzione della Stazione dei Treni.
In alcune occasioni al ventenne sarebbe stato impedito di fuggire, anche afferendogli il collo, e per essere liberato gli sarebbero stati chiesti i beni in suo possesso.
Il ragazzo, dopo una breve colluttazione, sarebbe però riuscito a liberarsi e un passante, accortosi della scena, ha avvisato la Polizia che intervenuta è riuscita a fermare il 23enne in viale Cavour. Un arresto quasi in flagranza con alcune ecchimosi riscontrate sul corpo dell’indagato che sarebbero compatibili con il racconto del ventenne sequestrato.
Davanti al giudice per le indagini preliminari, tuttavia, l’indagato ha contestato la ricostruzione del querelante, proponendo una versione dei fatti alternativa. Ha affermato di essere stato avvicinato da due persone, tra cui la presunta vittima, che gli avrebbero chiesto l’accendino. Nell’estrarlo dalla tasca sarebbero uscite anche alcune banconote e, a quel punto, i due gli avrebbero offerto sostanze stupefacenti, da lui rifiutate.
Al suo rifiuto, gli sarebbe stato chiesto di consegnare il denaro; richiesta alla quale si sarebbe opposto avviandosi verso la Stazione dove un collega lo attendeva per dargli un passaggio verso uno dei suoi due lavori.
Secondo il suo racconto, non vi sarebbe stata alcuna colluttazione né minaccia e la querela sarebbe arrivata come ritorsione per non aver consegnato il denaro. L’indagato ha inoltre manifestato forte preoccupazione per la propria situazione personale e lavorativa, dichiarandosi profondamente scosso dalla detenzione, anche in considerazione del suo inserimento nel mondo del lavoro.
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