Attualità
24 Gennaio 2026
La deputata dem all'incontro di Donne democratiche: "La non-reazione non può essere interpretata come consenso"

Ddl stupri. Boldrini: “Imperdonabili le fake news della stampa di destra”

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

Laura Boldrini, intervenuta a Ferrara all’indomani dello stravolgimento subito dal disegno di legge (il cosiddetto ddl stupri), su cui la riscrittura
leghista presentata in Senato “ha messo la parola fine”, ha voluto iniziare spazzando via ogni fraintendimento riguardo alle fake news circolate nei mesi scorsi riguardo al ddl: “È falsa la tesi secondo cui si sarebbe dato seguito a un presunto ribaltamento dell’onere della prova”, così come ha smentito la veridicità del consenso scritto da far firmare prima di un rapporto sessuale. “Sono state usate dalla stampa di destra sui social per delegittimare una norma di civiltà sulle spalle delle donne vittime di stupro. Una cosa imperdonabile”.

L’arrivo a Ferrara di Laura Boldrini, deputata del Partito democratico e presidente della Camera dal 2013 al 2018, non poteva essere più
tempestivo e amaro di così. La parlamentare, in prima linea da tempo per conseguire una legge più incisiva nel tutelare giuridicamente le donne vittime di violenza sessuale, è stata ospite dell’incontro “Libero e attuale – Senza consenso è violenza”, promosso da Donne democratiche, che si è tenuto venerdì pomeriggio, 23 gennaio, alla Factory Grisù.

In platea, ad ascoltare la deputata dem, una cinquantina di persone. Fra di loro, l’ex parlamentare del Pd Paola Boldrini, la consigliera regionale Marcella Zappaterra e il segretario provinciale Nicola Minarelli. A introdurre l’incontro è stata Ilaria Baraldi, portavoce di Donne democratiche, a moderarlo Antonella Vicenzi, giornalista e presidente di Assostampa Ferrara.

“Con il nostro ddl – ha dichiarato l’ex presidente della Camera – avremmo potuto cambiare un paradigma importante e aggiornare il nostro ordinamento, allineando l’Italia agli altri 22 paesi dell’Unione europea che già hanno approvato una legge sul consenso libero”.

Le modifiche alla proposta di legge delineano “una macabra farsa” e farne le spese saranno le donne. “La non-reazione non può essere interpretata come consenso”, ha tuonato la deputata, sottolineando la necessità di “un consenso libero, senza costrizioni. E attuale, che perduri per tutto il periodo del rapporto, perché è possibile che una donna a un certo punto non se la senta più di andare avanti e il suo volere dev’essere rispettato”.

Duplice il riferimento a Salvini. Innanzitutto sul perché dello strappo, rispetto a un provvedimento che aveva messo d’accordo Meloni e Schlein. “Un monito e un segnale”, quello che il leghista avrebbe indirizzato alla Presidente del consiglio, facendo saltare l’intesa in Senato a fine novembre. “Un modo per dire: attenzione, perché io posso fare questo e altro. Tu ti sei impegnata senza verificare che io fossi d’accordo. Allora questa legge non passa”.

Quindi lo spauracchio delle denunce per vendetta che, secondo il numero uno del Carroccio, sarebbero sensibilmente aumentate con la proposta di legge originaria. “Io non ho mai visto una donna sottoporsi a un processo per stupro per far passare dei brutti cinque minuti a lui. Perché è veramente una delle situazioni più umilianti”.

Riportando il focus sulle priorità che restano da affrontare, Boldrini ha dichiarato: “L’emergenza nazionale è che le donne non denunciano. Il
67% delle ragazze che hanno subito una violenza non lo dice neanche alle amiche. Perché se ne vergogna. Perché vengono messe sul banco degli imputati, loro che sono le vittime. Perché ancora sopravvive lo stigma sociale”.

Interrogata su che cosa direbbe alle donne che si trovano a vivere ogni giorno in questo Paese, ha concluso con un elenco appassionato di
esortazioni: “A loro dico di non abbozzare mai. Di stare sempre vigili. Di non dare per scontato che sia il tuo ruolo, solo perché è sempre stato
così. Di non farsi inquinare dai pregiudizi e dai luoghi comuni. Dico di occuparsi del Paese in cui si vive. Di prendere in mano i processi decisionali, perché solo così tu puoi contare e le ragazze devono avere l’ambizione di contare”.

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